Cinema italiano

Cinema italiano

Alberto Moravia nasce nei primi del 1900 e inizia la sua carriera letteraria in giovanissima età (Gli indifferenti uscirà all’alba del suo ventiduesimo compleanno) diventando in breve uno dei più importanti romanzieri italiani nonché una penna davvero instancabile, con oltre trenta romanzi pubblicati nel corso di una carriera durata più di sessant’anni. Parallelamente intrattiene un rapporto stretto e prolungato con il mondo del cinema, sia come critico sia come scrittore al servizio dell’immagine: non solo una ventina dei suoi romanzi sono stati trasposti su grande schermo (da nomi come Godard, Monicelli, Bertolucci e De Sica), ma lui stesso ha firmato diversi soggetti e sceneggiature. Si legge nel forum di un noto mensile di cinema: «è uscito il libro degli scritti di Moravia curato da Pezzotta». Si scorre in basso e il commento di un utente è: «Alberto Pezzotta è una garanzia». Stop. No, nessun tipo di piaggeria (né da parte dell’utente e né da quella di chi scrive), solo la constatazione che quando si prende in mano un volume curato dal critico milanese si naviga in acque tranquille.

Bompiani, a vent’anni dalla morte del romanziere italiano, ritiene opportuno dedicare un'opera - dalle dimensioni davvero colossali nelle sue 1600 pagine - che riporti alla luce l’instancabile lavoro di Moravia al servizio della critica cinematografica. Fino a qualche decina di anni fa la figura dell’intellettuale prestato all’universo critico non era affatto rara, ma il caso dello scrittore La ciociara è più unico che raro: la sua attività di “recensore” è lunga oltre cinquant’anni, i suoi scritti sono talmente tanti (lui stesso parla di duemila articoli) da non poter essere considerati come un “passatempo” in una carriera altra. Il suo rapporto con il cinema tradisce una passione, un’interesse e uno studio che la critica (quella ufficiale) dei tempi non gli ha mai riconosciuto, non esitando ad additarlo come un “non specialista” della disciplina. La raccolta curata da Alberto Pezzotta e Anna Gilardelli dimostra invece l’esatto contrario: chi si interroga tanto trasversalmente, ponendosi dubbi prima che contenutistici anche tecnici e teorici, chi sviluppa uno stile e una tale programmaticità nello scrivere («compito del critico non è insegnare agli artisti quel che dovrebbero fare, bensì scoprire quel che intendevano fare e vedere se l’hanno fatto») non può e non deve essere considerato un “improvvisato”. Il libro contiene la quasi totalità degli articoli di Moravia sul cinema italiano, compresi gli scritti giovanili e le interviste, che più di fornire un quadro dell’attività critica dello scrittore ricostruiscono la storia della settima arte nel nostro paese, descrivendo la nostra italietta in modo non dissimile da quella in cui viviamo oggi. Chi leggendo le recensioni di Moravia si annoiasse a causa di lunghi riassunti di trama deve considerare quanto la narrazione e l’intreccio possano giocare un ruolo fondamentale per uno scrittore come lui. Chi invece dovesse arricciare il naso di fronte a stroncature e atti di insofferenza poco giustificati farebbe meglio a prendere in mano una rivista di critica attuale e piangere lacrime amare per l’abitudine di quanti evitano di prendere una posizione netta a decisa, forse per paura di doversi rimangiare la parola qualche anno più tardi.



 

 

 

 
 
 
 
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