Cinquanta sfumature di rosso

Cinquanta sfumature di rosso
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Anastasia Steele e Christian Grey sono in luna di miele tra Stati Uniti e Europa, prima a bordo di un uno yacht e poi sul jet privato del giovane imprenditore. Durante il viaggio, Ana si scontra con le regole matrimoniali imposte dallo sposo: non sarà una vita facile. Christian la tiene sotto stretto controllo ed è capace di infuriarsi anche solo per un costume slacciato per prendere la tintarella. Allo stesso tempo la ricopre di regali sempre più costosi e spinge la sua promozione al ruolo di editor della casa editrice dove stava svolgendo uno stage, azienda acquistata dallo stesso Grey proprio per controllare e favorire la dolce metà. Già che c'è, le assicura che presto sarà addirittura eletta presidente della società. Non subito, però: prima la ragazza deve decidere come arredare la loro nuova villa sulla costa! Come se non bastasse, la coppia è perseguitata dall'ex capo di Ana, Jack Hyde, che terrorizza la neonata famiglia con una serie di attacchi intimidatori, mettendo in pericolo la vita di Grey. A poco a poco, la vicenda si fa densa di mistero. C'è una connessione tra Hyde e Grey, ma Christian non riesce a capire quale sia. La paura aumenta, nessun membro della famiglia può circolare senza scorta. Per fortuna, per spezzare la tensione c'è la "stanza dei giochi", lo spazio riservato alle pratiche estreme in villa Grey, perfetto in qualsiasi circostanza...

Finalmente il titolo ci fa approdare al rosso passione, dopo averci trascinato con fatica dal grigio intrigo al nero mistero. I personaggi tuttavia non si evolvono neanche in questo capitolo, Ana rimane un'insopportabile teenager perfino dopo aver scoperto di essere incinta, Grey è al solito molto distante, anche dalla narrazione. Al lettore manca la possibilità di esplorare a sufficienza il legame tra i traumi infantili del "bel tenebroso" e il suo modo di essere. Quel poco che si intuisce su di lui viene confuso da un modo di parlare spesso sboccato, che non risparmia sulle parolacce gratuite e piazzate al punto sbagliato. Il sesso a tratti si fa più maturo e realistico, ma permane la sensazione che a narrarlo sia uno spettatore esterno seduto in ultima fila, costretto a inventare quello che non riesce a vedere. L'autrice ha preso confidenza con l'argomento e iniziato a immaginarsi scene più verosimili, aggiungendo un pizzico di piccante dove nei precedenti libri c'era solo ridicolaggine, ma il risultato è ben lontano dall'essere sensuale. Una piccola nota sul linguaggio è valida per tutti e tre i titoli della James, che paiono essere scritti con l'obbligo di usare solo un certo numero di vocaboli, ripetendoli quando necessario. Così la povera Ana risponde e pensa quasi sempre "oziosamente" o "pigramente", a seconda dei casi. Un rapido controllo alla versione originale scagiona la traduttrice da ogni dubbio, è proprio alla scrittrice inglese che piacciono questi avverbi. Il peggio è che stavolta la lettura svela l'identità e soprattutto l'età dell'autrice. Nel pilotare la narrazione in prima persona dal punto di vista della giovane protagonista, infatti, la scrittrice non riesce a scomparire, anche perché è evidente che chi racconta è un'adulta che cerca di immedesimarsi in una giovane donna, finendo per dar voce ad un'adolescente (di scarso intelletto, volendo infierire). Le ultime cento pagine sono abbastanza avvincenti - non male le reazioni "sanguigne" di Grey quando è arrabbiato e terrorizzato - ma è una magra consolazione per il lettore impavido che ne ha sorbite circa 1500 in tutto. Epilogo della trilogia: se finito di leggere il primo libro non si sente il bisogno di passare al secondo nonostante trama ancora "aperta" (i due si sono lasciati), l'utilità del terzo tomo è chiarissima. È il terzo.



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