Città in fiamme

Città in fiamme

New York, dicembre 1976. Mercer Goodman è un insegnante e sta difficoltosamente risalendo l’Undicesima Avenue con un enorme albero di Natale. È un “fratello nero” impacciato, vestito in modo ridicolo. Ma non gli importa perché ha altro a cui pensare: la sua relazione con William Hamilton-Sweeney, ad esempio. Non è semplice essere omosessuali in una società bigotta come quella americana: ecco perché Mercer ha lasciato Atlanta e si è trasferito nella Grande Mela. Almeno qui potrà passare inosservato e viversi la sua storia in pace. E poi, potrà dedicarsi alla sua grande ambizione: scrivere il “grande romanzo americano”. William, invece, è l’erede di una dinastia miliardaria; nei primi anni Settanta era un eroinomane e faceva parte della punk band Ex post facto. Ha una passione per i dolci e una catasta di tele dipinte da lui che si rifiuta di mostrare al compagno. È tutto ciò che Mercer sa di lui e gli va bene così. Neanche Regan, la sorella di William, sa molto del fratello: lo ha perso di vista da molto tempo. Sta per divorziare da Keith Lamplighter, dal quale ha avuto due figli – Kate e Will, e ora cerca notizie di William. Ognuno, a suo modo, cerca di portare avanti la propria esistenza in una città in fermento e in continuo mutamento. Ma qualcosa spezza questo labile equilibrio. È una notte di Capodanno imbiancata dalla neve, quando si sente uno sparo. Forse due. Proviene da Central Park. Samantha Cicciaro, studentessa della New York University appassionata di fotografia e fan degli Ex post facto, giace a terra, in fin di vita. Esattamente sette mesi dopo, il 13 luglio del 1977, la vita dei newyorchesi non sarà più la stessa: la città cala nel buio, vittima di un grande blackout…

Quando Gart Risk Hallberg ‒ scrittore e giornalista nato nel 1978 a Baton Rouge, in Lousiana, e cresciuto a Greenville, in North Carolina ‒ ha presentato il suo romanzo d’esordio all’editore Knopf, questi non ha avuto dubbi, staccando un assegno d’anticipo di due milioni di dollari. È questo il biglietto da visita di Città in fiamme, opera corposa di mille pagine, in cui s’intrecciano le vite parallele di alcuni newyorchesi a ridosso di due anni, il 1976 e il 1977, segnati da eventi che cambiarono il volto della grande città americana. Una metropoli confusa, disordinata, in cui iniziavano a muovere i passi le prime punk band, portavoce del disagio di un’intera generazione. Così un efferato episodio di cronaca – la morte di una ragazza nel cuore di Central Park durante la notte di Capodanno – diventa occasione per aprire una finestra sulla fauna antropologica newyorchese, sulle sue debolezze, sui suoi vizi, sul netto contrasto tra le luci di Wall Street e i vicoli bui dei ghetti, in cui tutti lottano per la sopravvivenza. E a un certo punto tutto deflagra: basta un blackout per mettere la città in ginocchio, per sovvertire qualsiasi ordine e far sì che regni l’anarchia. La forza di Città in fiamme sta in una scrittura colta, equilibrata, frutto di cinque anni di stesura (preceduti, a detta dell’autore, da altrettanti di riflessione), con cui Hallberg ha creato un universo, un macrotesto in cui s’inseriscono le diverse microtrame: un mix esplosivo di esistenzialismo e realismo espressionista di uno stile al contempo unitario e frammentato, in cui dominano i diversi punti di vista dei protagonisti. Insomma, Gart Risk Hallberg è riuscito a rendere reale l’ambizione di uno dei suoi personaggi, Mercier: scrivere il grande romanzo americano.



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