Cogan

Cogan
Boston, anni '70. Amato, un balordo della malavita locale, convoca Frankie – un avanzo di galera per l’appunto appena uscito di prigione - per commissionargli un colpo che gli può fruttare tanti di quei dollari da tenerlo buono e fuori dai guai per un bel pezzo. Si tratta di rapinare la bisca di Mark Trattman, gestita dai boss delle gang locali. Un lavoro rischioso per pesci piccoli come loro, un colpo da fare con la massima attenzione e precisione, consci di essere in ogni momento pronti a tutto. Ecco perché Amato ha chiesto a Frankie di procurarsi un complice cazzuto. Ma l'uomo si tira dietro il compare Russell, un tossico disperato senza né arte né parte che ad Amato non va per niente a genio. Il colpo però è troppo importante e nonostante i due non si piacciano, alla fine si farà. Toccherà a Jackie Cogan, gangster dai metodi molto personali al servizio della mafia di Boston, scovare ora i pivellini autori dello sgarro e ripristinare l'ordine prestabilito...
George V. Higgins - scrittore scomparso nel 1999, autore di numerosi romanzi, giornalista di Nera e procuratore distrettuale, noto al grande pubblico sopratutto per il più celebre Gli amici di Eddy Coyle da cui è stato tratto l’omonimo film di Peter Yates con Robert Mitchum - viene riproposto da Einaudi con questo classico del noir datato 1974, tradotto anch'esso al cinema da Andrew Dominick, con Brad Pitt a dare le sembianze al sicario gentiluomo. È un flusso ininterrotto di dialoghi esilaranti e mozzafiato quello che sgorga dalla penna ispiratissima di Higgins. Una capacità innata di raccontare la strada, la malavita, le orde di disperati che popolano il sottobosco clandestino, violento e tossico di Boston, solo attraverso i dialoghi dei personaggi. Uno stile unico, privo di qualsiasi descrizione di luogo o evento. Un testo asciutto, solido, quasi teatrale. E personaggi che prendono forma sotto gli occhi del lettore/spettatore solo grazie alle voci e ai racconti di altri personaggi, tutti rigorosamente fuori di testa. Non c'è legge per le strade di Boston, non c'è Stato. I conti si regolano a suon di pallettoni in un crescendo di ossa rotte e violenza, che nulla hanno a che vedere con l'etica o la moralità. Si uccide perché è inevitabile, perché è nella logica delle cose. Perché in quel mondo così è. “Un crime magistrale, entrato nella storia per il suo stile precursore del migliore Tarantino...”, recita la quarta di copertina. Con una garanzia così, non c'è molto altro da aggiungere.

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