Via col vento

Via col vento

Georgia,1861. Lo spettro della secessione aleggia minaccioso sugli sterminati campi di cotone del Sude sulla piantagione di Tara, ma a Mrs. Rossella O’Hara, il vitino più sottile di tutta la contea, sembra non importare un fico secco. In cima alle sue preoccupazioni infatti c’è l’amore, non ricambiato, per l’algido Ashley Wilkes, uomo inutile quanto “una tartaruga coricata sul dorso” che invece decide di convolare a giuste nozze con la gracile Melania Hamilton, fermo restando che un giretto con Rossella se lo farebbe volentieri, se non temesse di intaccare il suo prezioso status di devoto gentiluomo. È Rhett Butler ad amare Rossella: un ricco, cinico disertore che vorrebbe di lei cuore e anima mentre incassa elegantemente solo 2 di picche, dato l’apparente odio che la donna sembra provare per lui. E mentre fuori dal suo ego la guerra infuria - e gli yankee privano i sudisti del pane e delle scarpe - Rossella decide che stracciona e zitella non ci vuole proprio diventare, infilando in sequenza ben due matrimoni di convenienza: prima col timido Carlo Hamilton e poi col vecchio e noioso Franco Kennedy (rubato con l’inganno alla sorella Suséle) dei quali rimane vedova (allegra) molto presto, non prima di avere sfornato due insulsi marmocchi, uno per marito, che le pesano sul groppone come macigni. Cuore di mamma! Comunque, sempre per non far torto a nessuno, arriva anche il turno di Rhett, che vuoi per la sua prorompente virilità, vuoi per i soldi rubati alla Confederazione (così si mormora ad Atlanta) nascosti in ogni pertugio, balza improvvisamente in cima alla sua classifica di gradimento pur continuando lei a spasimare per Wilkes la tartaruga, finché un bel giorno la dolce Melania tira le cuoia lasciando campo libero alla nostra eroina …che si accorge che quella per Ashley altro non era che una dolce ossessione e corre ad implorare il perdono di Rhett, che – devastato dall’alcool e dalle notti brave al bordello – la manda finalmente a quel paese. Che per Rossella, da buona mezza irlandese, significa solo una cosa: Tara…

Scusate il tono irriverente, ma come si fa a scrivere su questo romanzo-mito senza rischiare di essere banali? Intenso, moderno, (quasi) mai noioso nonostante la sua lunghezza epica; un successo planetario che nel 1937 è valso il Pulitzer alla sua autrice, la scrittrice e giornalista di Atlanta Margaret Mitchell della quale Via col vento rimane la prima e unica opera. Davvero un bel colpo per lei, anche se risultò essere più infastidita che felice della popolarità ottenuta. E non dimentichiamoci la trasposizione cinematografica – vincitrice nel 1940 di ben dieci Oscar - famosa quanto e forse più del romanzo stesso: quell’infinita e usurata pellicola che molte di noi romanticone si sorbiscono inesorabilmente ad ogni passaggio in tv, e in cui Rossella “vive” letteralmente nelle indiscutibili grazie di Vivian Leigh, perfetta nella parte. Ma questa non è solo la storia del prototipo ottocentesco della bella ma stupida che mette in stand-by la reputazione nel tentativo (riuscitissimo) di arricchirsi: è anche e soprattutto il ritratto amaro del popolo sudista non solo sconfitto, ma anche umiliato, depredato, affamato e attraversato da una crisi morale che vorrebbe privarlo - assieme alla terra e agli schiavi - del suo bene più prezioso: l’onore, l’unica cosa per cui valga davvero la pena di vivere… o morire. Ma i bei tempi sono ormai andati e bisogna risollevarsi, anche a costo di mandare giù qualche amaro boccone e strizzare l’occhio agli yankee. I suoi concittadini preferirebbero la fame, ma Rossella non è dello stesso avviso e si aggira sopra le macerie del Sud come un avvoltoio: pragmatica, scaltra, bandita da una società che appena la tollera, piena di rimorsi fino all’orlo, combattuta tra i buoni insegnamenti di sua madre e l’ossessione per il denaro. Esattamente come Rhett: due metà della stessa mela quei due, spietati affaristi che tuttavia non hanno saputo riconoscere “l’occasione”, quella vera. Eppure Mr. O’Hara lo ripeteva sempre: si può essere davvero felici solo stando con i propri simili.



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