Colloquio sentimentale

Colloquio sentimentale
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Costa Azzurra, inizi del Novecento. L’argomento principe dei salotti è lo scandalo che coinvolge la principessa Dostéwianoff, invaghitasi follemente del giovane precettore dei suoi figli. Ad ascoltare, per caso, l’intimo dialogo tra i due – e poi a riportarlo in città – è “quel pazzo” di Gisors, che ogni volta si diverte finanche a mimarne la scena... La marchesa de Fleurigneuse fa la conoscenza di De La Pennas las Marinas, detto “il Brasiliano”, che entra nella sua vita “come il vento”. “Quello che vogliono le donne lo vuole Dio” e lei decide di volere lui... La signora Borrusset ha ancora il fazzoletto bagnato dalle lacrime per la morte di suo marito, quando – troppo tardi – scopre un’amara e dissacrante verità...

Nel giogo dei rapporti, in questi racconti, è la figura maschile – per lo più molto giovane – a detenere le briglie, a scegliere la direzione, pur facendo credere il contrario. L’astuzia e il disincanto maschile hanno la meglio sulla solitudine, la malinconia e il patetismo femminile. L’uomo, da finta preda, si rivela essere un abile cacciatore, capovolgendo quei ruoli che, inizialmente, sembravano, invece, così chiari e nitidi. A piccoli passi, è il re, dunque, a fare scacco alla regina, le cui falcate servono a ben poco. A muovere i legami è il cinico interesse dell’uno e il desiderio d’eterna, regale, giovinezza dell’altra. Il primo racconto quasi fa presagire il finale degli altri due: come se il lettore fosse già messo in grado, fin da subito, di entrare nei pensieri di Lorrain. Il gioco delle trame è quasi a carte scoperte e svela il giogo e le sue reali vittime, anche se l’autore sembrerebbe dirci chiaramente – quasi troppo – il contrario, ossia che il volere delle donne coinciderebbe con quello divino. Eppure, Lorrain si beffa di entrambi e forse anche dello stesso lettore, raccontandogli – propinandogli –, come ogni bravo bugiardo-scrittore, il frutto d’una menzogna palese, e sotterrando il fiore della verità, come a voler dissacrare anche la fertilità, il profumo e la sacralità della scrittura, e dunque d’ogni cosa e della vita.



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