Colpevole di tutto

Colpevole di tutto

1927. Herbert Huncke ha solo dodici anni ma ha già inanellato la prima fuga da casa con soli 10 cent addosso e il primo pompino in auto per dieci dollari, a più di cento miglia da Chicago. Suo padre, divorziato, aveva provato a prenderselo in casa su insistenza di sua moglie ma gli era andata decisamente meglio con il secondo figlio Robert, cresciuto in modo decisamente più lineare e rassicurante. Herbert invece è già conciato da straccione, con i capelli lunghi e la camicia accartocciata peggio di uno straccio sporco. Ha deciso di arrivare in autostop a New York e da lì imbarcarsi per attraversare l’Oceano e girare il mondo. Ma arrivato a Geneva, la sua aria trasandata ha immediatamente attirato l'attenzione di due sbirri che lo hanno prontamente rispedito tra le braccia del padre ponendo per il momento fine al suo desiderio di fuga. Una volta tornato a casa, Herbert ha pure provato a rigare dritto addirittura per un paio d’anni, quando grazie al suo amico Johnny ha deciso di passare direttamente dall’erba all’eroina. Lui e Johnny sono amici da quando avevano nove anni e oramai se la spassano insieme nei paraggi di un immenso albergo, dietro il Drake. Lì ci sono le puttane più costose della città, il giro grosso del gioco d’azzardo, le scommesse ed è li che loro due incontrano Elise John l’ermafrodita, un omone di quasi due metri che lavora in uno show di scherzi della natura e alloggia in una minuscola stanza di un vecchio hotel insieme a cinque minuscoli pechinesi. Johnny ‒ più interessato ai soldi ‒ si mette subito in affari con lei, mentre per Herbert è tutto ancora un gioco, ed è con lo stesso spirito che durante una specie di orgia a casa di amici subisce la prima overdose. Questo e la morte di Johnny poco tempo dopo lo convincono però a fare un leggero passo indietro, soprattutto con l’eroina e per sei anni gira in lungo e in largo per il Paese, finché non sale su un treno merci in corsa e finisce finalmente a New York. È il 1939, tanto per cambiare non ha un soldo, ma ancora una volta è pronto a ricominciare...

Herbert Huncke magari molti crederanno di non conoscerlo, ma di sicuro lo avranno incontrato tra le pagine dei più grandi cult della controcultura americana della beat generation. È infatti il protagonista di svariati romanzi partoriti in quegli anni. C’è in Junckie, il primo romanzo di William S. Burroughs, compare spesso tra le righe delle opere di Ginsberg, ed è Elmo Hassel nel manifesto beat per eccellenza, quel Sulla strada di Jack Kerouac che lo omaggerà anche ne La città e la metropoli, Visioni di Cody e Il Libro dei sogni. Perché Huncke è stato l’ispiratore principale dell’intero movimento beat grazie alla sua reale vita vissuta ben oltre l’eccesso e la sregolatezza. Scappato di casa a dodici anni, ha percorso in lungo e in largo l’America iniettandosi, sniffando e fumandosi qualsiasi cosa, prostituendosi con uomini e donne, vivendo per strada, assaporando galere di ogni tipo e toccando con mano la vera esistenza vissuta pericolosamente e disperatamente on the road. Ed è proprio in questo degenerato peregrinare, in questo forsennato perdersi e ritrovarsi che ha finito per incrociare sulla sua strada dissestata e dissennata gli scrittori, i poeti e i musicisti che qualche anno dopo avrebbero conquistato gli States e il mondo intero cambiandolo per sempre al semplice ritmo del jazz, quel beat che fu lo stesso Huncke a coniare, capace di mutare il vecchio e bigotto mondo e modo di vivere e pensare. Ma Huncke non è solo l’ispiratore di storie altrui: come lo stesso Kerouac l’ha definito, è egli stesso un grande storyteller. E questa biografia spericolata ne è la dimostrazione. Non c’è mai compiacimento, mai retorica nelle sue pagine, anzi la deriva del movimento con poeti esistenzialisti in dolcevita nero era quanto di più lontano dal suo stile e puro spirito di libertà e verità. Herbert nonostante la sua vita dissennata è morto nel 1996 alla veneranda età di ottantuno anni, lasciandoci in eredità molto più della sua memoria storica, molto più di una semplice biografia.



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