Comallamore

Comallamore
Un registratore acceso. Una giornalista ed un anziano chiamato a rievocare la sua vita. E la storia va a ritroso nel tempo, portandoci fino da Beniamino
che abita in un piccolo paese, in una modesta casa confinante con il manicomio locale. Beniamino passa il tempo a studiare ed osservare - attraverso una rete che interrompe la cinta muraria - quelle persone che vagano, che mangiano i petali delle rose, che urlano per qualcosa che solo loro vedono. Beniamino che per un incidente non può laurearsi. Che deve cercare un lavoro per l'improvvisa dipartita del padre. Viene quasi spontanea la soluzione: varcare quella rete da cui spiava i matti e chiedere lavoro in quel luogo. La Storia pare lontana vista da quel posto, ma alcune zaffate penetrano lentamente. Le persone vanno al fronte, i costumi si fanno rigidi in omaggio ai gusti fascisti, mentre nel manicomio continua la solita vita. Ma il più grande cambiamento è offerto dall'arrivo del dottor Rattazzi che, con coraggiosa umiltà, cerca di immedesimarsi nei pazienti, di stabilire un contatto con le loro paure e trovare nuove vie per permettere a ciascuno di esprimersi allontanando le ombre che gravano sul suo animo. Attraverso gli occhi di Beniamino e del Rattazzi conosciamo così alcuni di questi personaggi, come il piccolo Fosco che quando vede passare gli uccelli apre le braccia e le sbatte come ali, come a volerli raggiungere. Uomini e donne che con le loro stranezze, i loro terrori, le loro paure inconscie costituiscono una famiglia strana, dolorosa e, a volte, pervasa da una folle allegria. L'oasi viene distrutta dalla Storia, che ormai arriva anche lì con la prepotenza dei bombardamenti e della morte. Come uccelli in gabbia davanti al pericolo i poveri matti si agitano, strepitano, ma il dottor Ratatzzi trova una soluzione e li sfolla in un casolare di campagna assieme a Beniamino, sua madre e sua sorella. Qui, nella pace e nel sole i degenti paiono ritrovare un attimo di requie e sconfiggere i mali che li assillano, trovare un mezzo per comunicare con la realtà, con la normalità. E quando lo faranno però vedranno che la realtà per tutti è la guerra, che li investirà con la sua stupida violenza folle...
Con Comallamore Ugo Riccarelli, lo scrittore de Il dolore perfetto (Premio Strega) e Un mare di nulla torna con un romanzo ricco di suggestioni, di poesia, di desideri. La ricerca di cosa sia normale, l'affermazione del proprio Io, la crescita spirituale e fisica del protagonista, la saggia svagatezza della nonna, la forza morale della madre, l'umanità del Rattazzi, la paura della Renatina, i versi del professor Cavani sono tutti tasselli di un unico grande mosaico di vite che sarà spezzato dalla unica vera follia umana, ma che con un colpo di teatro forse troverà comunque un modo per sopravvivere lungo un cammino di liberazione che ha molto di simbolico. Sparso tra fiabesco e reale, tra teatrale e poetico, il messaggio che per vivere meglio si deve affrontare ogni cosa con sincerità e instaurando un contatto col prossimo all'insegna del massimo disincanto possibile.

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