Come belve feroci

Oppido Messapico. Domenica. Paolo Sarmenta avanza a grandi falcate sotto il sole cocente seguendo la traccia sonora che lo porta oltre la masseria, li direttamente dove c’è la gabbia delle galline e dove sa che troverà suo figlio Massimo. E infatti non si sbaglia. Una gallina dall’orbita sfondata è stata inchiodata all’eucalipto accanto al resto del campionario dell’orrore: lucertole sventrate messe ad essiccare e rospi con le interiora pendenti. Paolo strappa con foga il martello dalle mani del figlio e gli tira un sonoro ceffone. Poi, prendendolo per i capelli, lo trascina per la masseria fino alla gabbia delle galline dove dopo avergli assestato altri due schiaffoni lo rinchiude prima di ritornare a grandi falcate imprecando verso la moglie e il suo succulento pranzo domenicale che lo aspetta... Vittorio Sarmenta ha preparato il suo Ape Car caricando su di esso anche il suo fucile Beretta. Il figlio Santo lo prega di portarlo con lui ma l’uomo gli dice che lo porterà dopo da suo cugino Massimo prima deve dare una sonora lezione alla volpe che per l’ennesima volta s’è fottuta le sue galline. Quindi mette in moto e si allontana... Costantino Ròchira si alliscia la cravatta e dopo aver dato il braccio a sua moglie esce a petto alto dalla chiesa. Due macchine fuori lo attendono. Si avvicina alla 127 nuova di concessionario e dice a Stefano di riaccompagnare sua moglie a casa. Poi sale sull’Audi 80 e si assicura che sotto i giornali poggiati dietro ci siano le due lupare pronte a far festa. Deve andare da Paolo Sarmenta a ricordargli che è domenica anche per gli infami e per i cornuti…

Sangue, terra, polvere, sudore, arsura. Si apre con un sud rurale, ferino e quasi primordiale questo potentissimo romanzo del copertinese Giuse Alemanno abitato da personaggi sulle cui teste aleggia la sete atavica di vendetta. C’è uno sgarro da vendicare negli affari loschi del mattone in cui sono invischiati con la ‘ndrangheta i fratelli Sarmenta. Ecco perché Nino Inno chiede al compaesano dei Sarmenta Costantino Ròchira di far fuori quei due infami e le loro rispettive famiglie. Ma qualcosa va storto e Vittorio dopo aver assistito al massacro del fratello e della cognata, dopo aver in tutta fretta messo su una Fiat Regata moglie, figlio e il problematico nipote Massimo, detto Mattanza - che diverrà il vero protagonista assieme a suo cugino Santo -, riesce a fuggire e a rifugiarsi in Val Camonica, dove un suo vecchio compare Giovanni Argento si offre di aiutarli. Alemanno non fa sconti al lettore e con una lingua vivida, tagliente, un ritmo incalzante, adrenalinico, colpisce e randella inchiodandolo alle pagine e persino alle proprie responsabilità, ammonendolo a fine lettura di non essere indulgente con chi ha fatto della vendetta la sua ragione di vita, perché da sempre questa è compagna fedele dell’uomo, dilaniandolo e divorandolo proprio come e più una belva feroce.

 


 

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