Come Dio

Come Dio
“Ieri ho visto un uomo/ Di fronte a un hotel/ Che chiamava “Cazzo, Cazzo”/ Quante volte ho/ Desiderato di stare/ All’angolo della strada/ E chiedere il cazzo a squarciagola?”. 1997. Paul Vaughn, che a 53 anni è già ridotto a uno straccio e marcisce in una corsia d’ospedale con i nervi a pezzi, ripensa con emozione e rimpianto alla sua lontana storia d’amore con un brillante sedicenne, T., al secolo Randall Terence Wode, una storia che l’ha persino portato in prigione. Era il 1971: Paul aveva una buona fama di poeta, e una moglie innamorata e incinta. Randall Terence Wode invece era un ragazzino di talento partito dalla provincia con tanti sogni in testa e arrivato a New York con la speranza di conoscere i suoi modelli letterari, i suoi eroi. I due si incontrano a un reading una sera, e all’istante Paul perde letteralmente la testa per T., dimenticando la sua famiglia e la sua vita: lo porta a casa sua e ci fa sesso selvaggiamente, e quando la moglie col pancione torna a casa, li vede e fugge sconvolta, Paul non si scompone più di tanto. Ormai gli basta avere T., stare vicino a lui e brillare di luce riflessa costi quel che costi, come un satellite in orbita attorno a una supernova. Così inizia una relazione senza freni e senza speranze, una fuga distruttiva dalla realtà fatta di scopate dolorose a due e a tre con giovani ‘poetesse’ raccattate qua e là, di alcol, di droga, di giorni passati a dormire sul divano o a leggere. Fino a un viaggio a Memphis che si rivelerà letale per la coppia, quando Paul, pazzo d’amore, impugnerà una pistola e la punterà sul giovanissimo compagno...
Secondo romanzo per il musicista, scrittore, poeta e performer Richard Hell, al secolo Richard Meyers, uno dei padri putativi dell’estetica punk sin dal 1977 con l’album Blank Generation dei Voidoids, terza band del bassista Hell dopo Television e The Heartbreakers. Rimbalzando come una pallapazzachestrumpallazza tra racconto in prima persona, romanzo nel romanzo (il protagonista fissa su carta le sue memorie mentre le rievoca), versi (non solo di Richard Hell ma anche di Ron Padgett, Eileen Myles e Ted Berrigan, del quale Paul Vaughn fantastica di scrivere una biografia), il romanzo racconta una struggente, tellurica storia d’amore gay mentre fa riflettere - e riflette amaramente – sul tema della perdita della gioventù, anche nota come vecchiaia. Quelli che hanno sentito parlare della storia tra Paul Verlaine e Arthur Rimbaud non potranno fare a meno di riconoscere parallelismi e allusioni, quelli che non sanno nemmeno di chi ca **o stiamo parlando comunque avvertiranno la familiarità per una struttura comune a tanti amori maledetti (tutti?), etero e omosessuali. Libero dalla schiavitù di un plot coerente e di una struttura narrativa consueta, come già gli era accaduto in campo musicale trent’anni fa Hell si scatena con tirate quasi avanguardistiche, digressioni oniriche, parentesi ‘schizzate’. Ma, per quanto sembri improbabile, il libro sa essere anche una cartolina dalla New York dei primi anni ’70, con la scena artistico-letteraria dell’East Village e i bohemienne del Lower East Side. Un romanzo non romanzo politically uncorrect, sgradevole, volgare, eccessivo, diretto, antisociale, amorale. In una parola? Beh, punk.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER