Come doveva finire

Come doveva finire
Roma. 27 dicembre. Il cadavere del trentunenne Luca Mancini, detto “Chat” a causa della sua mania di passare il tempo su internet a chattare, viene trovato con il cranio spaccato sul pianerottolo del suo appartamento, uno squallido seminterrato, ai margini del quartiere Trieste. L’indagine del commissario Tommaso Cappa, quarant’anni e un matrimonio che si è appena concluso, e del suo vice Paolo Berti partono dal Peter Pan, discoteca che il sabato pomeriggio è affollata di adolescenti, in cui Chat faceva il buttafuori. Il Peter Pan è anche il regno di Anna, una ragazza di tredici anni che la madre crede di conoscere a fondo, fino a quando non scopre che la figlia si è messa a fare la cubista, si vende per pochi euro e ha appena abortito. L’unico amico di Chat sembra essere Mattia, per tutti “Nero” a causa del suo aspetto da emo sfigato, fino a quando, durante un pomeriggio passato a giocare alla playstation, Chat ha abusato di lui. Per trovare l’omicida il commissario Cappa deve quindi scavare in un mondo che non gli appartiene e che non conosce, quello dell’adolescenza, delle discoteche e del web, mentre la sua vita privata sta andando in frantumi…
Seconda prova narrativa per il giornalista romano Alberto Gentili, dopo l’ottimo esordio di Liberami amore, Come doveva finire affronta temi caldi, problematici e delicati come quelli dell’adolescenza corrotta dai mille input che ormai giungono da ogni dove; le insidie che può nascondere un cattivo uso del web; il sesso facile; il bullismo. Un romanzo corale che esplora il feroce sottobosco urbano che spesso e volentieri sfugge a chi dovrebbe avere una funzione di controllo. Così abbiamo Anna, adolescente che, per farsi accettare, si prostituisce nella discoteca dove fa la cubista; Nero, che conosce a sue spese il tarlo della pedofilia. Poi ci sono i genitori, i quali, presi dai mille pensieri della vita quotidiana lasciano i figli al proprio destino, per poi aprire gli occhi quando la soglia è stata varcata. È questo lo scenario che si presenta agli occhio del commissario Tommaso Cappa, poliziotto atipico che si fa le canne e che si trova coinvolto in un’indagine in cui la vittima è uno scarto della società; un’indagine che lo vedrà coinvolto in prima persona. Attraverso l’uso del punto di vista multiplo, Alberto Gentili offre una panoramica totale su entrambi i fronti della barricata: quello degli adolescenti, attraverso il racconto di Nero, alle prese con i quotidiani episodi di bullismo, e quello di Alessia, madre che, nonostante rivolga tutte le proprie attenzioni alla figlia, la ritrova completamente trasformata. Purtroppo vorremmo che i fatti narrati da Gentili fossero esclusivamente frutto di fantasia, ma le vicende narrate in Come doveva finire sono quelle che molto spesso si trovano sui giornali e pongono seri interrogativi sugli estremi mutamenti che la società ha subito. Mutamenti che Alberto Gentili analizza attraverso un noir ricco di suspense dal forte taglio giornalistico, che si nutre di contraddizioni e lascia al lettore infiniti spunti di riflessione.



 

 

 

 
 
 
 
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