Come l’acqua che spezza la polvere

Come l’acqua che spezza la polvere

Almeria, Spagna meridionale, anno 2015. Sofia Papastergiadis ha venticinque anni ed è appena stata punta da una medusa mentre stava nuotando nelle meravigliose e cristalline acque del mare. È un’antropologa che si barcamena tra le incombenze familiari e il senso di frustrazione per una vita che sembra scorrere senza nulla di significativo, una vita nella quale ha dovuto abbandonare ogni ambizione e sogno. Mentre si fa medicare dal ragazzo che presta assistenza ai bagnanti, si scopre improvvisamente in imbarazzo alle domande che questi le rivolge circa la sua vita, le sue competenze e le sue origini. Non ha nulla di rilevante da dire. La sua vita e vuota, abitata solo da problemi e da un senso strisciante di insoddisfazione. Sulla spiaggia insieme a lei Rose, sua madre, una donna che lotta da tempo contro una malattia misteriosa e un dolore sconosciuto che nessun medico sembra essere in grado di diagnosticare, comprendere e curare. Madre e figlia si trovano a vivere insieme un’estate che segnerà le loro esistenze. Sofia conosce Ingrid, una ragazza, libera, indipendente, controcorrente che è il suo esatto opposto ed è in grado di suscitare in lei sensazioni contrastanti e risvegliare contraddizioni e mostri dormienti mai del tutto scomparsi. Rose combatte invece con la propria malattia affidandosi alle cure del dottor Gomez e di sua figlia che sembrano davvero capire cosa si agita dentro di lei, il tormento, la bufera tremenda che ne inquina i pensieri…

Come l’acqua che spezza la polvere è il potente e denso romanzo di Deborah Levy, autrice nata in Sud Africa ma nazionalizzata inglese che è stata per bene due volte finalista al prestigioso Man Booker Prize e che ha definitivamente conquistato il pubblico italiano con la sua precedente opera A nuoto verso casa. Il romanzo si compone di un susseguirsi di viaggi attraverso la vita e la psiche di madre e figlia con la sorprendente capacità di sviscerarne il legame, le implicazioni, il non detto e le dinamiche, a tratti morbose, che avvincono le due donne. È un’indagine complessa e delicata, sapiente e approfondita quella che l’autrice conduce nel vissuto di Sofia e Rose attraverso l’affastellarsi di ricordi e rimpianti alternati alle incombenze della quotidianità, ai bisogni del corpo e agli assilli della mente. La penna sapiente della scrittrice è in grado di scolpire, con una scrittura lineare e chiara ma allo stesso tempo misurata e densa, vicende, ricordi, ambientazioni e relazioni tra i personaggi che avvincono e catturano nella misura in cui permettono al lettore di conseguire quell’esatta immedesimazione con la narrazione che consente di vedere la storia con gli occhi dei personaggi stessi. Il lettore può effettivamente vivere le angosce delle due donne, sperimentarne le sofferenze, assaggiarne la voglia di riscatto e rivincita esistenziale e sociale fino a gioire della riscossa alla quale madre e figlia si consegnano dopo molto tribolare. Una storia intima e familiare, dunque. Una storia che impone al lettore di fare i conti con se stesso e i propri spettri, con i rammarichi e i rimpianti. In definitiva, con quella forza dirompente che sa usare la vita quando ti impone delle scelte e ti preclude delle possibilità.



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