Come la ferita di una spada

Come la ferita di una spada

Osman è un uomo di oggi, di mezza età, a cui spetta il compito di ripercorrere la storia della sua famiglia, osservando una serie di oggetti ormai coperti dalla polvere. Certo, come ogni storia vecchia di secoli, risente della versione di chi la narra, per cui anche la provenienza degli oggetti non è sicura, ma destinata, come tutto il resto, a scivolare nell’oblio. Il suo bisnonno, Sheikh Yusuf Effendi, prima di sposarsi (siamo oltre la metà dell’Ottocento), ha visto la sua futura moglie, Mehpare Hamm, soltanto una volta, il giorno prima delle nozze, ma quella volta è bastata a confermare la veridicità delle voci sulla sua straordinaria bellezza e anche a convincerlo che tale bellezza è di cattivo auspicio. È il desiderio che ha di lei a renderlo inquieto, perché lo considera peccaminoso. Esattamente nove mesi e dieci giorni dopo il matrimonio nasce Rukiye, ma a meno di un anno dall’evento, i due si separano, non senza lasciarsi alle spalle pettegolezzi e voci su presunti tradimenti. La bella Mehpare Hamm si risposa presto, con una cerimonia ancora più sontuosa della prima, con il figlio di Resit Pascià, uno dei dottori di palazzo. Il giovane Huseyin Hikmet Bey è nato dalle nozze del medico con Mihrisah Sultan, da cui si è separato dopo tre anni e che si è trasferita a Parigi. Hikmet Bey, quindi, è un avvocato che ha trascorso fino a quel momento metà della sua vita a Parigi e metà a Istanbul, circostanza che ha inciso fortemente nel suo modo di pensare e di agire...

Come la ferita di una spada, uscito la prima volta nel 1997 per Bompiani con il titolo L’amore è come la ferita di una spada, è il primo romanzo della saga Quartetto Ottomano dello scrittore Ahmet Altan, giornalista oggi in prigione per le sue idee politiche e giudicato in quello che tutti i giornali d’Europa hanno definito come “processo farsa” che lo ha condannato all’ergastolo con l’accusa di aver diffuso messaggi subliminali a favore del tentato colpo di Stato del 2016. In questo romanzo, pur descrivendo l’Impero Ottomano di fine Ottocento in tutto il suo splendore di riti e tradizioni (anche se a un passo dal crollo), pur se narra delle vicissitudini amorose di una donna talmente bella da essere considerata pericolosa, di sicuro c’è chi ha intravisto personaggi contemporanei. Di certo è un romanzo coinvolgente, nella sua modalità descrittiva di un periodo di grande luminosità, di riti leggendari e situazioni rese complesse da alcuni moti popolari. Affascinante l’evoluzione erotica del rapporto tra la splendida Mehpare Hamm e il suo secondo marito Hikmet Bey, ma si tratta di apparenza: tutto il descrivere l’amore e la lussuria è soltanto un fil rouge che lega gli eventi della storia ottomana apparentemente di sfondo. I divieti, i rapporti tra lo sceicco e i suoi pascià, le lotte del popolo e i primi assalti rivoluzionari, accesi, a volte, per motivi stupidi, ma dovuti al peso sempre più forte di povertà e oppressione... E in questo contesto non è difficile pensare che Altan abbia potuto fare riferimenti all’attualità.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER