Come mangiamo

Come mangiamo

Ogni volta che ci sediamo a tavola per mangiare lo facciamo spesso meccanicamente e velocemente perché presi dai mille impegni della giornata e senza pensare assolutamente alle conseguenze etiche delle nostre scelte alimentari. In passato non è sempre stato così: nell’Antica Grecia e a Roma, per esempio, “(…) la moderazione e l’autocontenimento nella dieta, così come in altri ambiti della vita, erano viste come virtù”, tanto che Socrate nel De Republica di Platone difende un’alimentazione semplice a base di pane, formaggio, verdure e olive. Anche nell’etica ebraica, musulmana, hindu e buddhista il dibattito su “ciò che andrebbe e non andrebbe mangiato” ha un posto di primo piano. Eppure l’industria alimentare oggi ‒ grazie anche a massicce campagne pubblicitarie, rivolte spesso ai bambini ‒ condiziona i nostri acquisti in maniera preoccupante senza fornirci per altro informazioni esaustive sulla provenienza di ciò che vende. Negli ultimi cinquanta anni si è iniziato ad avere maggiore sensibilità nei confronti di questo argomento e sono sempre di più le persone nel mondo che prestano attenzione a ciò che mangiano (negli Stati Uniti, ad esempio, il consumo di carne di vitello è sceso a meno di un quarto rispetto a quello del 1975); e in tutti i paesi sviluppati non soltanto i vegani ma anche altre persone stanno imparando a “fare domande coraggiose sulla provenienza e le modalità di produzione degli alimenti che acquistano”. La strada da percorrere è comunque ancora lunga...

Peter Singer e Jim Mason, già autori di Animal Factories (che pubblicato per la prima volta nel 1980 scatenò sulle pagine dei giornali un’ondata di polemiche sugli allevamenti industriali) affrontano qui un discorso ben più ampio e cioè analizzare quanto le nostre scelte alimentari influiscano sugli altri, sugli animali e sul benessere del pianeta. I due scrittori hanno studiato per ben due anni le abitudini di acquisto di tre famiglie americane. La prima, la famiglia Hillard, è il classico esempio di nucleo familiare americano: adottano la dieta americana standard costituita per lo più da molta carne, uova e latticini. Acquistano quasi esclusivamente da Wal-Mart (che è la più grande catena americana di supermercati a basso costo) perché ciò che determina maggiormente le loro scelte alimentari sono appunto prezzo e convenienza. La seconda famiglia, i Motavalli, prestano maggiore attenzione agli acquisti: pur mangiando carne, scelgono esclusivamente prodotti certificati e biologici. Jim ‒ editore e scrittore di libri sull’ambiente ‒ non mangia carne soprattutto per ragioni ambientaliste mentre la moglie e le figlie si definiscono “carnivore altruiste”, consumando solo carne di animali allevati secondo standard biologici e attenti al trattamento degli animali. L’ultima famiglia è quella dei Farb: vegani, consumano solo cibi biologici o autoprodotti; la madre è diventata vegana dopo aver lavorato per una multinazionale farmaceutica come rappresentante di farmaci destinati agli allevamenti. Singer e Mason, partendo dalle etichette degli alimenti acquistati dalle tre famiglie, ripercorrono a ritroso l’interessante cammino del prodotto fino all’origine facendo luce su diversi aspetti ai quali spesso non si pensa in fase di acquisto, perché inevitabilmente condizionati dal marketing e dal prezzo di vendita. Il costo stracciato di un prodotto può nascondere infatti condizioni crudeli ed inenarrabili in cui vivono gli animali d’allevamento, utilizzo di prodotti agricoli dannosi per l’ambiente e la salute ma anche sfruttamento del lavoro umano (dai lavoratori agricoli, a quelli nei mattatoi, ai minori impiegati soprattutto nel settore tessile). E se è vero che la terza famiglia si rivela quella più virtuosa in termini di scelte etiche (e se gli autori invitano almeno ad abolire la carne dalla propria dieta), è anche vero che ogni piccolo passo verso una vita a minor impatto ambientale e sociale può essere compiuto da ognuno di noi, secondo le nostre possibilità.



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