Come parlare sporco e influenzare la gente

Come parlare sporco e influenzare la gente
“Sick” in inglese significa “malato”, “malsano”.  Lenny Bruce, controverso e  sboccato “comedian” newyorchese  attivo a cavallo tra gli anni ’50 e ’60, era definito proprio così: “a sick comedian”, un comico malato.  Nato in una famiglia di origine ebraica, Lenny  racconta la sua vita  partendo dall’infanzia: il divorzio dei  suoi genitori, la sua curiosità sessuale messa a tacere dai “grandi”, il suo primo lavoro in una fattoria, gli anni, e gli orrori, della guerra, i primi spettacoli,  i primi successi, il suo matrimonio, il suo divorzio, i processi per oscenità e turpiloquio...  
Ma questa autobiografia (che uscì a puntate su “Playboy” negli anni 1964– 65) non è un arido resoconto della vita del comico americano (“Mia suocera è stata la causa del mio divorzio. Un giorno mia moglie tornando a casa ci ha trovato a letto insieme”): Lenny parla di sé ma castiga tutta la società americana  con uno stile umoristico che va dal sarcastico al grottesco, dallo sboccato all’arguto senza però mai passare per il banale. Considerando che scrive nei moralissimi  anni ’60, Lenny prende spunto dagli episodi della propria vita  per ridurre a brandelli l’ipocrisia degli esseri umani (includendo sé stesso)  con la frusta del sarcasmo più sboccato e irriverente.  E non risparmia nessuno, nemmeno Dio (“Dio non solo è schizofrenico, ma ha anche problemi di tripla personalità”). La parte finale Lenny la dedica soprattutto ai processi per oscenità a suo carico, riportando intere trascrizioni degli stessi e cercando di difendere la sua causa agli occhi del lettore. Purtoppo le accuse di oscenità cadranno solo nel  2003 grazie a una petizione firmata da star del calibro di Robin Williams, ben 37 anni dopo la morte di Bruce per overdose. Corredata da una presentazione di Daniele Luttazzi e da una brillante postfazione di Dick Shaap, questa notevole autobiografia è consigliata non solo ai fan della satira più graffiante, ma anche a tutti coloro che hanno bisogno di uno “scappellotto intellettuale” che possa  svegliare la mente dai maledetti  torpori  del  XXI secolo.

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