Come piante tra i sassi

Come piante tra i sassi

La Procura della Repubblica di Matera, il sabato mattina, appare più sinistra del solito, con le sue magagne e la sua precarietà, agli occhi di Immacolata Tataranni, sostituto procuratore, appesa in punta di piedi al davanzale del secondo piano, con l’intento di spiare i movimenti di Maria Moliterni, moglie del prefetto e impiegata della Procura: il procuratore sospetta che Maria faccia timbrare il suo cartellino dai colleghi e vada a fare shopping durante le ore di lavoro, ma non è ancora riuscita a coglierla con le mani nella marmellata. Lo squillo del telefono la distrae e la costringe a desistere dal suo intento: è stato ucciso un ragazzo a Nova Siri. Mentre L’Alfa Romeo d’ordinanza, guidata dall’appuntato Calogiuri – “una delle cose migliori che le erano capitate negli ultimi anni” – procede lungo la statale per Metaponto, i pensieri di Imma si dividono tra la cena delle ex compagne del liceo- un incubo per tutti, che però qualcuno si prende la briga di organizzare e non si sa perché- e la certezza di aver qualcosa da fare quel pomeriggio, anche se non riesce a ricordare di cosa si tratti. Il ragazzo, steso sull’erba in mezzo alle canne all’inizio di una stradina poderale, completamente vestito di nero, con mutande di Dolce & Gabbana, il timbro con il Partenone sul polso ed un santino della Madonna della Sula sull’ erba è Nunzio Festa ed è stato accoltellato. Secondo il maresciallo dei carabinieri La Macchia, trentacinque anni, di Lamezia Terme, “scattoso e impettito, sempre pronto a strafare”, la morte è sicuramente da attribuire alla conseguenza di una lite, una di quelle che avvengono negli ultimi tempi tra i ragazzi che frequentano la discoteca, litigano “per qualche motivo trogloditico”, fanno a botte e finiscono per sbudellarsi...

La semplicità della struttura del romanzo è lo strumento che permette alla scrittrice di descrivere in maniera disincantata ed ironica l’ordinario. Imma Tataranni è una donna robusta, non particolarmente bella, capelli dai colori improponibili, tacchi altissimi, gusti discutibilissimi in quanto ad abbigliamento. Dalla sua, ha una memoria prodigiosa, ma questa non è una dote naturale, ma coltivata e raggiunta in anni di sacrificio e studio. In questo modo l’impianto strutturale del giallo, a differenza di quelli che vedono investigatori geniali come protagonisti, appare sicuramente più realistico. Le intuizioni arrivano per gradi - non sono nemmeno tutte farina del suo sacco- e permettono all’ostinato sostituto procuratore di mettere insieme le varie pedine fino a trovare finalmente l'incastro finale. Il cinismo di Imma non riesce mai a mascherare un certo idealismo di fondo, ben rappresentato dall'appuntato Calogiuri, classica tentazione proibita, molto diversa però dal prototipo di personaggi di questo tipo, solitamente belli e impossibili. Calogiuri è un ragazzo insicuro e timido, che vede nella dottoressa tutto ciò che lui stesso vorrebbe essere. Il loro rapporto è improntato sulla stima e sull’affetto, lasciando però sottintendere altro e generando così una confusione assolutamente realistica e a tratti divertente. Mariolina Venezia (premio Campiello nel 2007 con Mille anni che sto qui) riesce a fotografare realtà quotidiana, interessi privati, connivenze ed un profondo desiderio di legalità, e lo fa in maniera semplice, lineare e spesso ironica, con stile scorrevole, pur con innesti di espressioni dialettali, che non affaticano la lettura ma – al contrario- la rendono più interessante. La linea di demarcazione tra il bene ed il male è molto sottile e mai troppo definita: le motivazioni che spingono i personaggi ad agire in un certo modo vengono presentate senza esprimere condanna o giudizio, anzi spesso la scrittura è pervasa da empatia e compassione nei confronti delle debolezze umane.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER