Come scrivere una bella lettera anonima

Come scrivere una bella lettera anonima

Nel mezzo del cammino della vita, a uno degli autori/protagonisti si presenta, un giorno, un curatore fallimentare fermamente intenzionato a complicargli la vita. I giorni passano, lo stress e la disperazione si manifestano sotto ogni forma possibile e, subdolo e strisciante, s’insinua nella testa del fallito il desiderio di vendetta. Quale miglior modo per metterlo in atto se non inviare una bella lettera anonima a colui che è la causa di tante notti insonni, dell’inquietudine galoppante e dell’impressione di essere trattato dalle persone come una sorta di delinquente? Si fa presto, però, a dire lettera anonima! La questione è molto, molto più delicata. Perché non si tratta solo evitare di lasciare impronte digitali sui caratteri ritagliati, di cercare di non essere visti durante la compilazione, di scegliere bene il tipo di colla da utilizzare o di individuare l’orario migliore per imbucarla. L’efficacia di una lettera anonima sta tutta nel contenuto. È lì che l’ingegno dello scrivente deve dare il meglio di sé. L’abusata parola “amante” non scandalizza più nessuno. Darebbe, anzi, solo l’impressione di avere sotto gli occhi un foglio redatto da un mittente rozzo e maldestro, che adotta l’anonimato con l’unico scopo di calunniare. Le caratteristiche di una bella lettera anonima dovrebbero essere altre…

“Manuale di filosofia applicata alla scrittura senza firma”. Così, all’interno del libro, si definisce questo volumetto. E la definizione non potrebbe essere più precisa. Infatti, pur partendo da un esempio concreto e pur dichiarando ripetutamente l’intenzione di voler essere un ragionato strumento di uso pratico, è molto vicino allo spirito dei trattatelli filosofici semiseri del passato, come anche a quello dei dialoghi platonici & suoi derivati (dalla produzione di Luciano De Crescenzo in su e in giù). Attraverso riflessioni vicine all’arte della maieutica, l’obiettivo cui si mira è infatti scuotere il destinatario (leggasi: l’artefice del male) per portarlo a un esame di coscienza, offrendogli, in questo modo, una possibilità di riscatto. Se ben congegnata, insomma, una lettera anonima può diventare una sorta di “bonifica” ad personam. Opera di difficile incasellamento, il libro è suddiviso in brevissimi capitoli, che spaziano dalla storia delle prime buche delle lettere, al racconto di famosi aneddoti a tema “corvi”, all’elencazione delle sanzioni in cui si può incorrere se la lettera non firmata arriva nelle mani sbagliate. Abbondante è poi l’ironia, a cominciare dalla copertina e dalla quarta, da cui non si capisce bene chi siano, e soprattutto quanti siano, gli autori. Presupposto che, per un libro che affronta l’opaca questione dell’anonimato, non può che essere un punto a favore. Una lettura simpatica, leggera, originale.



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