Come si fanno le cose

Come si fanno le cose

Valentino e Massimo, da molti anni, lavorano come manutentori alla Filati Dolomiti. L’azienda non naviga certo in buone acque, da un po’ si sente parlare di crisi, ma non è questo a spaventarli. A fare loro paura è tutto quello che è stata la vita fino ad oggi: un buco che non si è mai veramente riempito di sogni realizzati, di soddisfazioni e di gioie. Nasce da questo il piano folle, spericolato, che forse garantirà loro di prendere l’ultimo treno per la felicità. Un furto di gioielli nascosti e non dichiarati nell’adiacente fabbrica Ora Oro, attraversando cunicoli e sifoni che nessuno a parte loro ricorda più. Con il ricavato della vendita, potranno acquistare un agriturismo poco lontano e così vivere in mezzo alla natura e coltivare i prodotti che serviranno per cucinare i pasti. Progettano e studiano il piano per mesi, compiendo sopralluoghi, costruendo piccoli utensili che aiuteranno Massimo a calarsi con la tuta da immersione e a sollevare la botola dalla quale si accede al deposito nascosto. Evitano di incontrarsi in pubblico per non destare sospetti e tutto procede per il meglio, mentre si avvicina il giorno stabilito per compiere l’impresa. L’agriturismo è stato messo in vendita, in pochi hanno chiesto informazioni e i due amici sentono avvicinarsi il grande momento. Ma, quando nella vita di uno dei due entra una donna, gli equilibri cambiano, così come le prospettive. Forse l’impresa non è poi la soluzione, forse ci sono altri punti da cui ripartire, altri futuri possibili. Perché è vero: “alle volte la vita di dà qualcosa senza che tu lo chieda. E è gratis”…

“Le cose importanti nascono da grandi debolezze, non da grandi uomini. Prendi noi due. Se non c’era tutta la vita in fabbrica, l’incendio...”: ed è proprio così. È quando siamo sul fondo, quando sentiamo di essere i più deboli che sappiamo darci la spinta per risalire. La monotonia della vita in fabbrica di Massimo e Valentino è solo la punta di un iceberg. Per Valentino, che ha visto naufragare il suo precedente matrimonio con una donna che lo stava soffocando; per Massimo, al quale la gabbia lavorativa va stretta da troppi anni, soffocandogli la passione per la cucina e la natura. E poiché per le alternative sembrano finite, non c’è altra via che prendersi ciò che prima di allora nessuno ha loro concesso. Già nel 2017, con Paesi alti, Antonio G. Bortoluzzi aveva dato prova di essere un eccellente narratore. Di quelli che davanti alla trama mettono le vite dei protagonisti, raccontando le loro debolezze, i loro pensieri che diventano intreccio narrativo senza bisogno di orpelli o scorciatoie utili per attirare il lettore. Quando c’è la profondità, quando c’è lo stile e il vocabolario, non occorre molto altro. Le avventure non vanno per forza ricercate nelle grandi città e non vengono compiute da grandi eroi. Le piccole-grandi storie si trovano anche nelle valli, ai piedi dei monti o sulle rive di un lago, sono sassolini di fiume che risplendono nella corrente e sta allo scrittore bagnarsi i piedi, sfidare l’acqua e raccoglierle. L’avventura di Massimo e Valentino, comunque andrà, è degna di essere raccontata anche perché dà voce a un piccolo mondo che esiste, che vive, che sogna e che, troppo spesso, si dispera senza voce.



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