Come sopravvivere al Cammino di Santiago

Come sopravvivere al Cammino di Santiago
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Perché partire? Questa è la prima domanda che una persona che sta accarezzando l’idea di partire per il Cammino di Santiago deve porsi. Per se stessa ovviamente, ma anche perché sarà una di quelle che si sentirà rivolgere più frequentemente. Tantissime sono le persone che ogni anno scelgono di precorrere uno dei diversi cammini che portano alla tomba dell’apostolo Giacomo minore e non importa se si intraprende il più frequentato Cammino Francese o quello Portoghese o del Nord o se si preferisce il Cammino Primitivo, Inglese o Via della Plata, se si parte per cambiare vita, per prendersi una pausa da tutto, per riflettere e cercare noi stessi, perché tutti portano alla tomba dell’apostolo. E sono tante le cose che occorre sapere prima di intraprendere questi ottocento chilometri immersi nella natura indipendentemente dalle ragioni che hanno dato il via a quell’esperienza che sempre più persone da tutto il mondo ogni anno scelgono di intraprendere. Si inizia dalla scelta delle scarpe, che deve essere fatta con grande oculatezza, avendo cura di indossarne di buona qualità dopo averle testate su percorsi brevi con zaino in spalla per avere un assaggio di quello che ci attende. Lo zaino appunto, quel compagno inseparabile che per semplice sopravvivenza dovrà pesare il meno possibile contenendo quello di cui c’è veramente necessità…

Un manuale divertente e utile quello che il giornalista e fotografo romano Fabrizio Ardito ci propone, pieno di consigli pratici e utili raccontati da chi il Cammino lo ha fatto e rifatto. Nata dalla sua lunga esperienza sul campo, questa guida raccoglie indicazioni preziose che tutelano il viaggiatore da tanti contrattempi in cui potrebbe malauguratamente incappare. Dalla scelta oculata di quale cammino scegliere a cosa mettere nello zaino, da cosa leggere ed ascoltare lungo la strada a come camminare sotto un diluvio. E poi naturalmente tutto quello che si deve sapere sulle abitudini degli spagnoli, definiti “razza aliena”, dove dormire, dove e cosa mangiare e quali animali si possono incontrare lungo la via: dai compagni a quattro zampe dei pellegrini accolti in molte strutture (buona prassi se si sceglie di portarli con sé è informarsi preventivamente quali sono e se sono aperte) a cavalli e muli incrociati più volte, fino ai cammelli. Tante le dritte che l’autore mette a disposizione di chi si appresta a partire, da come bucare una vescica a quali saranno i riti che una volta a destinazione si dovranno fare nella cattedrale, finanche alla difficoltà di tornare ad una vita normale dopo aver vissuto settimane lontani dalla propria quotidianità, la sensazione di sentirsi fuori posto e fuori tempo e di dover riprendere familiarità con un ritmo che decisamente diverso.



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