Come spiriti adolescenti

All apologies. Le scuse che salvano gli esseri umani dal momento in cui si alzano dal letto a quello in cui vanno a dormire. Accampare scuse è meraviglioso e salva nei momenti più critici. Lo fanno tutti. Gli adolescenti ne fanno quasi una filosofia di vita. Come Cristian, che ha dalla vita più di quanto un ragazzo della sua età può desiderare ma decide lo stesso di essere un bluff. Ha ragione Kurt: tutte scuse... In un locale di Brooklyn invece c’è un signore invecchiato male che in una cornice dietro il bancone del suo bar ha un biglietto marroncino valido per un ingresso al MTV’s Unplugged dei Nirvana del 18 novembre 1993. E che cerca di spiegare a due giovanissimi ragazzi cosa ha rappresentato nella vita di Kurt Cobain e nella storia del rock indipendente quel preciso concerto e quel preciso momento… E c’è un mostro, in uno stato di semicoscienza, che impara l’inglese attraverso libri che gli vengono letti ma soprattutto canzoni dei Nirvana che gli si fanno ascoltare. E al risveglio il mostro desidera avere una moglie. Ma lui non è come tutti gli altri e le sue donne trovano un destino orribile. Fino a che il suo mentore cerca di farlo ragionare e gli dice che quello che fa è sbagliato e deve smetterla subito. Ma il mostro cita a memoria Territorial Pissing: è quello, è la canzone dei Nirvana che ha sentito mentre cercava di imparare l’inglese. È per questo che vuole una moglie a tutti i costi. Solo che il testo dei Nirvana non dice proprio così e le conseguenze sono fatali per tutti… E c’è anche Anna, una bambina, circondata da coetanei di undici e tredici anni che hanno deciso che lei sarà la vittima sacrificale sull’altare della nuova droga collettiva: i social network. Fanno branco anche se non arrivano neppure ancora alla pubertà. La colpiscono dove le fa più male. Usano un linguaggio e delle ingiurie che fanno sembrare i film più spinti e per soli adulti documentari per tutta la famiglia. Anna sopporta tutto, non si confida con nessuno, prova a suo modo ancora a resistere e a fare parte di quella scuola e di quel gruppo. Ma poi non ce la fa più e si toglie la vita. In silenzio e sola con la sua scatola di segreti e brutture che nessuno aveva mai scoperto. Così come era sempre vissuta. Cosa sta succedendo a questa nuova generazione? Dove sono gli adulti che dovrebbero proteggerli? Heart shaped box…

“Perché hai trasformato il concerto in una cazzo di veglia funebre? Un piccolo egoista non può capire i miei motivi, a dire il vero non puoi capire nulla di più complicato di uno schema di football”. Piero Ferrante, curatore di questa antologia, cronista di Narcomafie e attivista del Gruppo Abele, dice tutto su questo scritto fin dalla prefazione: che facevo io in quei giorni dal 5 all’8 aprile 1994, mentre Cobain giaceva morto in una specie di serra americana? Come spiriti adolescenti è allora il più straordinario esperimento letterario che la nostra comunità letteraria, tra cui Mirko Giacchetti, Alessandro Berselli, Gianluca Morozzi e Piergiorgio Pulixi, potesse fare per ricordare il venticinquesimo anno della morte di Kurt Cobain. O meglio i venticinque scrittori e scrittrici che partecipano a questa raccolta fanno molto di più, ricordano chi erano e cosa facevano nell’aprile del 1994. Il risultato è un viaggio nel tempo di tutti. Flashback di momenti vissuti quando ancora non si comprendeva neppure bene cosa potessero rappresentare i Nirvana per il rock e che personaggio straordinario fosse Cobain. Quello che si comprendeva all’epoca era solo che quella musica era quanto di più innovativo fosse apparso in quel momento e che cantarla e ascoltarla faceva di quella generazione un gruppo unico e differente dalla generazione precedente e sicuramente anche da quella successiva. E questo è ciò che colpisce di questa raccolta. I venticinque scrittori, ognuno con la sua esperienza e con il suo amore per la generazione del cantante maledetto, ha scelto il proprio brano dando vita a una playlist unica e irripetibile dove non c’è nessun fil rouge ma solo l’istinto primario. Se i lettori pensano di poter avere qualche informazione in più su Cobain, la sua vita e la sua musica da questo scritto sono completamente fuori strada. Qui dentro non c’è nulla che non si già stato detto o scritto su Kurt; c’è solo il rimpianto e il ricordo di una generazione che ancora, probabilmente per ultima, pensava ancora di poter fare qualcosa di buono o di giusto per rivoluzionare il mondo, magari anche percorrendo le strade meno idonee. C’è forse anche un po’ di dolore e di rimpianto per non avere saputo incanalare, giustamente, l’ultima delle ribellioni generazionali di arte e di piazza. Come spiriti adolescenti non è solo un’antologia di racconti, è un album. Per cui non fate il grande errore di leggerlo e basta, andate anche a ascoltarvelo. Prendete ogni singolo brano citato in questo lavoro e assaporatene il senso e il tempo. Serve solo questo.



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