Come una bestia feroce

Come una bestia feroce
Otto anni: sono quelli che il trentenne Max Dembo ha dovuto trascorrere nel penitenziario di San Quintino per aver falsificato degli assegni. Otto anni d’inferno, prima di uscire di prigione in libertà condizionata. Una volta tornato nella sua città, Los Angeles, con sessantacinque dollari in tasca e qualche abito scadente, Max si trova catapultato in una società che con gli anni ha cambiato il suo volto e sembra non aver più posto per lui, nonostante la sua ferrea volontà di non mettere più piede in carcere e cercare di cambiare vita. Inizia, quindi, a cercare un lavoro onesto e un alloggio dignitoso, anche perché il suo agente di controllo, Joseph Rosenthal, colui che potrebbe rispedirlo immediatamente in galera, gli sta con il fiato sul collo. Ma proprio quando le cose sembrano andare per il verso giusto, Max subisce un torto da Rosenthal, il quale gli fa trascorrere ingiustamente tre settimane in cella. Ed è così che Max Dembo, una volta uscito, ritrova la sua vera identità e decide di non rispettare la libertà condizionata rendendosi latitante. È così che decide di dichiarare guerra alla società e alle sue regole, sprofondando nei bassifondi di Los Angeles e tornando ad essere quello che, in fondo, è sempre stato: un criminale…
“Domanda: il grande romanzo dei bassifondi di Los Angeles? Risposta: Come una bestia feroce di Edward Bunker”. Chiare e precise, le parole di James Ellroy pongono subito in evidenza l’importanza di questo romanzo nello sviluppo del genere noir. Scritto in carcere e pubblicato nel 1973, Come una bestia feroce rappresenta il tipico esempio di scrittura che aderisce alla realtà: entrato nel mondo della criminalità da giovanissimo, Bunker ha infatti trascorso più della metà della sua vita in prigione, cercando e trovando rifugio e salvezza nella cosa che meglio sapeva fare oltre a rubare: scrivere, appunto. Quella raccontata dallo scrittore nato ad Hollywood – il Mr. Blue nella pellicola “Le iene” di Quentin Tarantino –  è la storia di un destino già segnato, di un DNA che segue la propria strada, di una società americana in cui si sentono ancora fortemente le differenze e le diffidenze razziali e che non offre una seconda possibilità a chi sbaglia. I personaggi del romanzo – tipicamente primo-novecenteschi – sono destinati a perdere nei confronti della vita: a loro non è concessa alcuna redenzione perché, fondamentalmente, non la vogliono. E quando provano a cercarla, come accade a Max Dembo, restano intrappolati nel dedalo di una realtà che, come paria, li respinge. Tutto questo ci viene raccontato da Eddie Bunker con uno sguardo spietato, lucido e freddo come la canna di una Browning, con uno stile asciutto e diretto come un pugno allo stomaco che colpisce e lascia il segno. E non importa se la pellicola estratta dal romanzo nel 1978 con protagonista Dustin Hoffman, dal titolo “Vigilato speciale”, è stata fortemente sottovalutata. Resta la grandezza di un uomo che ad un certo punto della sua vita è diventato un grande scrittore. Resta un romanzo che trova compimento e catarsi nell’ultima parola dell’ultima pagina: “Fanculo!”.

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