Come una farfalla

Come una farfalla
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Tori (diminutivo di Victoria) compie oggi 27 anni e non può essere più felice di così. Il suo fidanzato Brian, con la scusa di allacciarsi le scarpe, si inginocchia e le porge un cofanetto di velluto dove, tra la seta bianca, luccica il diamante di uno splendido anello di fidanzamento. È così che le chiede di sposarlo dopo dieci anni passati insieme, con emozione e trepidazione, ansioso soprattutto perché lei non trova le parole per rispondergli, data la grandissima emozione, tanto che Brian è costretto ad aggiungere se lei è ancora intenzionata a sposarlo. Tori è felice, ma ancora non sa che quello che le sembra essere il giorno in cui può toccare il cielo con un dito, si trasformerà presto in un incubo. Giusto il tempo di gioire insieme, di stringersi e di tornare alla loro auto che un energumeno armato li affronta con un: “Bell'anello!”. Si accanisce contro Tori, l’intenzione è quella di violentarla, la minaccia con una pistola, la prende per i capelli e la spinge verso un vicolo. Brian fa un timido tentativo di intervento, lei vorrebbe che il suo fidanzato si mettesse al riparo dalla possibilità di beccarsi una pallottola e gli intima di scappare. Ci penserà il criminale a toglierselo dai piedi: “Seguici e vi ammazzo tutti e due”. Nel vicolo Tori, in un impeto di ribellione, soprattutto quando l’aggressore tenta di sfilarle l’anello con il diamante appena ricevuto, reagisce e lo aggredisce con una testata, gli rompe il naso e quando si volta due persone stanno già correndo in suo aiuto: uno è Brian. Corre incontro ai soccorritori e quando sta per raggiungerli ormai al sicuro, sente due colpi di pistola...

Si legge tutto d’un fiato, perché non si può non sapere subito come va a finire, soprattutto man mano che la storia si sviluppa e si avviluppa ai misteri, si aggiungono nuovi misteri, dei quali, forse, solo uno è subito svelato o quasi: quello della felpa con il cappuccio e soprattutto di chi la indossa. Difficile staccarsi dai personaggi e dalla trama, anche se "intrigante" forse non è l’aggettivo più adatto a definire il romanzo, che di sicuro è estremamente coinvolgente, capace di tirarti dentro, tra le righe, al punto da non volerlo lasciare fino all’ultima parola, al punto da volerne sapere di più, fino all’inevitabile epilogo, disprezzando i cattivi e sperando in una bella storia d’amore che in realtà è nell’aria, confusa tra amicizia, sfida, curiosità, dubbi e mancate risposte. È di sicuro una bella penna, la scrittrice australiana Monica James, capace di trascinarti all’interno della sua storia quasi facendoti immaginare le scene, vedendo con nettezza le case, i boschi, il lago, la poltrona in fiamme, le cicatrici, ma anche lo scambio dello specifico e veloce linguaggio dei segni che viene utilizzato per comunicare. Di certo è necessario, una volta scoperto tutto, continuare a lasciar spazio alla fantasia e tentare di razionalizzare il meno possibile, per non farsi troppe domande, magari rimanere delusi e smettere di apprezzare una storia fuori dal... canonico. Per la parte romantica dei lettori è sicuramente un aiuto a credere che l’amore, quello vero, è in grado di superare ogni genere di barriera spaziotemporale e non solo.



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