Come una pietra che rotola

Come una pietra che rotola
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Catalogna, inizi del 1900. Nel paesino di montagna dove vive Conxa con la sua famiglia, i soldi scarseggiano e le famiglie hanno tante, troppe bocche da sfamare. È per questo che Conxa viene inviata a soli tredici anni a Pallarés, dagli zii, una coppia di contadini senza figli che hanno bisogno di un aiuto per il lavoro nei campi. Nonostante la tristezza iniziale, Conxa si adatta presto alla nuova vita e passa dall'infanzia all'adolescenza in questa piccola, semplice società scandita dal lavoro duro e dalle feste popolari come unica occasione di svago e divertimento. Quando Conxa conosce Jaume, un giovane falegname, è amore a prima vista: i due si sposano e presto hanno tre bambini. Lontano dalla grande città, gli eventi politici che sconvolgono la Catalogna e la Spagna durante la guerra civile arrivano come lontani, ovattati. Ma nemmeno le montagne riescono a proteggere Conxa e Jaume dalla sofferenza e i due sperimenteranno sulla loro pelle la tragedia del franchismo...
Finalmente, quasi 30 anni dopo la prima pubblicazione, Come una pietra che rotola, il romanzo d'esordio della catalana Maria Barbal, convertitosi presto in un autentico fenomeno editoriale con più di 50 edizioni in diverse lingue, viene tradotto all'italiano. Una storia piccola e preziosa  narrata in prima persona da Conxa, una donna semplice, di poche parole che ci mostra l'evoluzione di un mondo ormai scomparso. Conxa dalla sua posizione in disparte, quasi passiva, vede passare davanti ai suoi occhi sessant'anni di storia tumultuosa, dalla Repubblica alla guerra civile e la dittatura e le sue parole semplici e dirette - ma soprattutto i suoi silenzi - riescono a catapultarci dentro alla società contadina e nel cuore della sua gente. Frequentemente paragonata a Mercè Rodoreda e al suo La piazza del Diamante, anche Maria Barbal ci presenta una donna forte, la cui vita viene sconvolta dalla guerra civile. Molto probabilmente le somiglianze si fermano qui: mentre  la Natalia della Rodoreda cerca di cambiare pagina e lasciarsi dietro il passato, Conxa prende sulle sue spalle il peso del lavoro nei campi e assiste inerme allo sgretolamento del mondo rurale. Lo stile della Barbal poi è opposto a quello della sua predecessora: lasciando da parte l'introspezione psicologia, l'autrice si serve di una struttura frammentata, breve, sintetica ma allo stesso tempo estremamente poetica. Il riuscitissimo risultato è proprio quello di trasmettere la fuggevolezza della vita e l'impotenza di fronte al passare del tempo e sono memorabili - e tristissime -, le ultime pagine sulla città di Barcellona. Una parabola sulla sopravvivenza e sullo sradicamento, da non perdere.

 

 

 

 
 
 
 
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