Comica finale

Comica finale
Wilbur e Eliza Swain sono gemelli, talmente brutti e stupidi da venir segregati fin da piccoli dai loro propri genitori nella lussuosa villa di famiglia. In realtà la loro idiozia è tutta una farsa: Wilbur e Eliza unendo le loro menti sono in grado di crearne una sola, intelligente all’ennesima potenza e incredibilmente geniale. Tutto cambia quando in occasione della visita dei genitori per il loro quindicesimo compleanno, i due ragazzi decidono di rivelare la verità. A partire da quel momento infausto, il mondo perfetto e solitario nel quale i gemelli avevano vissuto fino ad ora viene distrutto: i genitori, inspiegabilmente ancora più inorriditi, dapprima li affidano alle cure di una psicologa frustrata e in seguito li separano definitivamente. Eliza - che non sa né leggere né scrivere - viene reclusa in un ospedale psichiatrico, Wilbur - che viene considerato il più intelligente dei due - riesce non solo a diventare medico, ma addirittura presidente degli Stati Uniti. Ed è lui che anni dopo, racconta la sua vita, in una sorta di autobiografia che è allo stesso tempo la fotografia apocalittica della società occidentale in decadenza, dove la popolazione è ormai decimata da una nuova piaga, la cui (esilarante) origine viene collegata all’avanzare dell'impero cinese...
Kurt Vonnegut Jr. ci stupisce ancora una volta con le sue intuizioni semplici e geniali, offrendoci una visione strampalata ma neanche tanto impossibile del futuro dell’umanità. Sono tanti gli spunti di riflessione che troviamo grattando via la patina “fantascientifica” del romanzo: Wilbur e Eliza sono in realtà due parti dello stesso cervello (Wilbur la parte razionale e logica, Eliza la parte emozionale e creativa) che funzionano perfettamente solo stando insieme, ma che falliscono miseramente una volta separati. Nella loro ingenuità i due bambini elaborano un piano- quasi- infallibile per debellare quella che considerano essere la causa di tutti i mali della società americana: la solitudine. “Non più soli” è infatti lo slogan elettorale che proporrà Wilbur anni dopo, che prevede la creazione di enormi famiglie artificiali, semplicemente aggiungendo al nome di ogni cittadino un nome intermedio preso dalla vasta gamma degli elementi naturali, ed un numero a caso. (Wilbur diventa per tanto Wilbur Giunchiglia-11 Swain) Sono quindi nuovi “cugini” tutti quelli accomunati dallo stesso “nome intermedio” e fratelli quelli con lo stesso nome e numero. L’invenzione di Wilbur riesce a mantenere uniti i sopravvissuti di una civiltà che si disgrega lentamente giorno dopo giorno: “Parlai della solitudine in America. Era proprio l'argomento che ci voleva per vincere, e questo fu un colpo di fortuna. Era anche l'unico argomento che avessi”. Comica finale rimanda sia per il titolo che per lo stile della narrazione al limite del grottesco, alle comiche di Stanlio e Ollio, i “due angeli” del suo tempo a cui è dedicato il libro, due che per dirla come l'autore “non hanno mai mancato, in buona fede, di venire a patti col destino, e per questo sono stati adorabili e terribilmente buffi”. Arricchita da  un prologo pseudoautobiografico (“la cosa più vicina ad un'autobiografia che arriverò mai a scrivere”) l'opera fu scritta poco dopo la morte dello zio di Kurt e può anche essere interpretata come una bizzarra riflessione sulla stretta relazione  tra l’autore e la sorella Alice, morta di cancro. Un libro geniale che nel 1982  fu adattato al grande schermo annoverando Jerry Lewis tra i suoi protagonisti.

 

 

 

 
 
 
 
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