Con ali di farfalla

Con ali di farfalla

Pierre Bonnard nel 1933 sostiene di non trascorrere più di due mesi all’anno a Parigi, col mero scopo di riprendere tono e di paragonare i propri dipinti a quelli di altri pittori. Nella capitale francese infatti più che altro la sua attività principale è quella di critico, visto che per i suoi gusti ci sono troppi rumori e troppe distrazioni perché riesca a lavorare bene. È consapevole d’altro canto che molti colleghi riescano ad abituarsi a quella vita che però non fa per lui, e, anzi, conciliare tutto gli è sempre stato difficile. Metà dell’anno, infatti, la passa nel Midi, e quattro mesi in Normandia, nella sua casa di Vernon… Detesta le dimensioni prestabilite, i formati già pronti, gli risulta intollerabile lavorare entro misure imposte. Per questo dice all’intervistatore, Pierre Courthion, che in casa sua non vede telai… Ritiene di non essere molto amato. D’altronde, però, lo capisce. Accade a ogni generazione. Gli artisti, dice, sono duri… L’opera d’arte? Per Bonnard non è che un arresto del tempo… Lavora molto ma produce poco, dice. Questo perché si reputa maldestro, realmente privo di accortezza…

Nel 1947 Pierre Bonnard muore, assistito dalla nipote, dopo un breve soggiorno a Parigi, a ottant’anni da compiere, lasciando sul cavalletto un dipinto incompiuto, a Le Cannet, splendido borgo della solatia Costa Azzurra amato anche dal collega Lebasque (sono entrambi seppelliti lì) e nel quale nel 1926 ha acquistato Le Bosquet, una magnifica villa in cui ha trascorso molti anni con la compagna Marthe. Nasce nel 1867, figlio di un capo gabinetto al ministero della guerra, trascorre l’infanzia a sud di Lione, si laurea in legge a ventun anni, viene avviato dal padre alla carriera amministrativa ma sin dall’età più verde manifesta passione e talento per l’arte, tanto che dà vita al gruppo dei Nabis, dall’ebraico nabiim, profeti, pittori che a partire dal 1891 espongono al Salon des Indépendants. Ispirato dal periodo bretone di Gauguin, ammirato dal surrealista Apollinaire, Bonnard è figura di spicco ma oggi non particolarmente nota: questa raccolta di aforismi realizzata come se si trattasse di un taccuino di appunti, corredata da splendide immagini dei suoi meravigliosi e affascinanti dipinti, che si inseriscono appieno in una tradizione che vede protagonisti anche Cézanne, Seurat e Renoir, è un vero e proprio zibaldone che ne manifesta e chiarisce la poetica e la Weltanschauung.



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