Con la paura ci mangiamo la notte

Con la paura ci mangiamo la notte

Giulia e Pietro si sono sposati. Giulia credeva di “aver sentito il Verbo” al loro primo incontro, perché Pietro non smetteva di guardarla fissa negli occhi, guardava solo gli occhi. Dopo le nozze si sono trasferiti nella casa di lui, fatta apposta per lui, uno spazio solo per uno. Quella è l’antifona, il messaggio chiaro che per Giulia, in quella casa, c’è uno spazio infinitesimale, come infinitesimali sono l’importanza e il riconoscimento della sua persona. Tutto deve essere in ordine, tutto pulito, tutto perfetto, i pasti a quelle ore stabilite. Gli svaghi di Giulia? Stare seduta nella poltroncina di vimini, nel piccolo giardino, a osservare gli uccellini, e qualche volta disegnare, per ricordarsi che aveva scelto di studiare storia dell’arte, a Milano. Adesso tutto è lontano: la città, gli studi, la libertà. Sottoposta alla violenza psicologica da manuale del marito, sempre insoddisfatto; Giulia la cretina, Giulia l’impiastro. La rabbia che soffoca dentro esplode quando Pietro muore, travolto dal suo inseparabile trattore. Lei allora prende a calci il comodino di lui e butta tutto nel camino, il relitto del mobile e il sangue delle ferite che si è provocata nella furia. Elena invece è arrabbiata innanzitutto per Lulù, la gatta che suo padre detestava e che una volta scappò, senza fare più ritorno. Ce l’ha col padre, che rifiutava di occuparsi della moglie malata di Alzheimer, costringendo l’altra figlia ad accudirla, sacrificando la propria vita…

Raffaella Musicò gestisce la libreria “Virginia & Co.” a Monza; libraia per amore, ché in questo suo bellissimo romanzo d’esordio lo si capisce. Lo si potrebbe definire un romanzo sulla rivincita, un sentimento che coinvolge tutti i personaggi della storia, i quali all’inizio sembrano appartenere a racconti singoli, ma che poi trovano una comunanza alla fine. Nessuno spoiler, altrimenti si perde sorpresa e senso. Tutte le storie sono ambientate a Milano e dintorni, in un’atmosfera a tratti gotica, notturna, buia di un buio che vive anche dentro le persone: in Giulia, che, arrivata a sessantacinque anni, si sente morire, in senso letterale, ma che in realtà prova il panico di dover affrontare una vita nuova, slegata dai fili che il marito teneva stretti tra le mani; in Karl, un attivista animalista “guerrigliero”, contro tutto il “sistema”, che non si capacita di come Roberta sia assorbita dalla sua libreria e non veda la sofferenza intorno a lei. Tutti gli attori della commedia umana che Musicò tratteggia hanno vite simili, fatte di rabbia, di paure, di insofferenza. Padrona della trama e della parola, l’autrice ci regala pagine di grande narrativa: mirabile e molto ispirata la metafora del fiume con cui descrive alcuni momenti particolari della vita di Giulia, rivelando una sensibilità poetica che fa bene al cuore. Un’altra scrittrice da seguire con attenzione.



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