Confessione di un amore ambiguo

Confessione di un amore ambiguo

Si sente scuotere. Alma lo chiama:”Alfredo! Dove è il mio tailleur?”. Non riesce a svegliarsi completamente, ha la bocca impastata e secca, mentre con voce baritonale le risponde che sarà nell’armadio in corridoio, tasta il comodino alla ricerca dell’acqua. Alma gli passa la bottiglia e poi i suoi passi si spostano veloci sul parquet. Lauri ha appena il tempo di realizzare che nell’aria c’è odore di pioggia, un pensiero lo sfiora, forse ha capito male le parole della moglie, perché lui non si chiama Alfredo e lei possiede ben quarantasei tailleur, ma tutto affonda nel buio beato del sonno. Sono passate tre notti da quando Alma se n’è andata. Lauri dovrebbe esserci abituato: capita spesso che vada via per lavoro, senza preavviso, senza fargli conoscere i suoi programmi, ma questa volta la sua assenza gli mette angoscia, gli sembra sia una cosa diversa e si ritrova a fare cose assurde, come lasciare la finestra aperta, perché si è accorto che non ha preso le chiavi. L’attesa, lunga, è scandita dai rumori che vengono da fuori e dentro la casa. Sfiora la trapunta che hanno comprato insieme a Parigi, una delle ultime cose che Alma ha toccato, che ancora odora di lei. Alma non voleva andare a Parigi, gelosa di quella città che Lauri ama: un giorno ‒ mentre erano seduti a un bistrot in Rue de Rivoli a sorseggiare due caffè lunghi ‒ lei ha fermato lo sguardo tra la folla e l’espressione del suo volto, improvvisamente, ha mostrato un profondo disappunto. D’istinto Lauri si è voltato per scoprire cosa l’avesse contrariata, ma lei ha cambiato discorso, rapida, si è messa a parlare del padiglione di pittura italiana del Louvre appena visitato e lui…

Confessione di un amore ambiguo di Angelo Di Liberto racconta grandi passioni, l’amore infinito, coinvolgente e avvolgente del protagonista, Lauri, per la moglie Alma e l’innamoramento e il grande rispetto dell’autore per la parola scritta, come per la pittura, la musica e tutte le arti in genere. Salta agli occhi e arriva al cuore l’evidenza che ogni parola è stata scelta con cura, ciascuna frase edificata con equilibri spesso insoliti, per arrivare alla Verità sulla scomparsa di Alma e perfino su quella potenza che si sprigiona da una intensa relazione amorosa, che riesce a restare viva oltre la morte. Il protagonista è una voce che parla in prima persona tra sé mentre i pensieri e i ricordi s’impongono; consapevole che nessuno può sentire quei suoi discorsi, scende nell’intimità più profonda, senza alcun filtro. L’attività letteraria di Angelo Di Liberto è originale, acuta, penetrante non solo come già dimostrato nelle opere precedenti (La stanza del presepe e Il bambino Giovanni Falcone), ma anche in altre iniziative a cui ha dato vita, come il gruppo di lettori consapevoli “Billy, il Vizio di Leggere” e “Modus Legendi”, attraverso le quali i lettori hanno la possibilità di scegliere la qualità e soprattutto di spingere e sostenere validi testi di editoria minore. “Raccontami qualcosa di meraviglioso”, chiede Alma a Lauri nel loro primo incontro, Di Liberto risponde con una narrazione in cui la meraviglia prosegue pagina dopo pagina, in cui anche l’angoscia, il desiderio nostalgico della pelle, dei capelli, del corpo della moglie diventano stupore. La perdita della persona amata, se raccontata da un uomo che non si vergogna a mostrare la fragilità, diviene così una storia languida e carnale, perché il corpo ricorda sempre, con passaggi sensuali, vividi che tuttavia non perdono mai eleganza, né sono fini a se stessi.



0

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER