Confessioni di un ciclista mascherato

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La bici è una passione totalizzante, una priorità che può arrivare a scavalcare anche l’affetto di una moglie. Soprattutto se questa passione arriva a diventare, nel tempo, una vera e propria professione. La mania del ciclismo viene spesso instillata fin dalla più tenera età in famiglia, come nel caso di Wiggins, il primo vincitore britannico del Tour de France nel 2012. Ogni passione, però, ha anche un altro lato della medaglia, un lato oscuro intelligibile solo dal suo interno. Innanzitutto quando si diventa corridori ciclisti professionisti si entra a far parte di un “ambiente”, termine che spesso ha poco a che fare con l’ambito sportivo. Nell’ambiente tutto assume tinte fosche e al suo interno si possono cominciare a decriptare codici altrimenti impossibili da comprendere da semplici spettatori. Un lavoro di hacking di codici che evolvono ma sono quelli di sempre. Il ciclismo, infatti, è nato in Francia nel XIX secolo per poter dare la possibilità ai bookmaker corrotti delle corse dei cavalli di controllare al meglio le varie competizioni. Nelle gare equestri, infatti, si potevano facilmente reclutare i fantini ma controllare i ronzini era molto più difficoltoso. Piazzando su sellini di velocipedi a pedali cavallerizzi bardati esattamente come sulle cavalcature equine, si riusciva a indirizzare senza sorprese l’esito di una gara. Il risultato immediato di questo processo fu la scontata vittoria di James Moore nel 1868 al parco di Saint-Cloud, il primo criterium organizzato e successivamente la replica l’anno dopo nella primissima classica Parigi-Rouen…

Antoine Vayer è un giornalista di “Le Monde” e Libération”, tra i massimi esperti di ciclismo a livello mondiale. Ha anche messo a disposizione la sua competenza, tra il 1995 e il 1998, come allenatore del team Festina. Ha raccolto in questo libro molto scottante le confessioni di un misterioso ciclista ancora in attività. Questo atleta ha preso parte a tutte le competizioni di maggior livello, passando dal Giro d’Italia, al Tour de France, alla Vuelta di Spagna, ha corso anche numerose classiche come la Liegi-Bastogne-Liegi e il Giro delle Fiandre e ha rappresentato il suo paese alle Olimpiadi e ai campionati del mondo. Il libro spiazza per le sue affermazioni dirette e squarcia un velo sul mondo del ciclismo professionistico, cancellando la patina di romanticismo che spesso lo accompagna. Le pagine sembrano confermare tutto ciò che gli sportivi di tutto il mondo hanno scoperto in seguito allo scandalo Armstrong, addentrandosi in un mondo costellato da doping e scommesse truccate. Il racconto è credibile e veritiero, corredato da nomi e fatti precisi, peccato però che la fonte abbia scelto, in maniera un po’ pavida, l’anonimato, indebolendo così la sua denuncia.



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