Confessioni di un pazzo di raro talento

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In meno di due anni, l’avvocato, ex socio di uno dei più importanti studi legali italiani, ha perso salute (un ictus devastante lo ha colpito all’indomani di un ricatto subito da una funzionaria dell’Agenzia delle Entrate), lavoro (si è dimesso dopo aver subodorato che i partner del suo studio non lo ritenevano più all’altezza a causa dei postumi dell’ischemia), famiglia (si è appena separato dalla bellissima moglie, ex ballerina e figlia di un parlamentare palermitano di Forza Italia che lo ha sempre disprezzato), soldi (ha lasciato tutto a moglie e figlia con un gesto di disperata grandeur) e voglia di vivere. Vive in un appartamento vuoto che gli ha prestato un cliente, dorme su un materasso dell’Ikea, senza coperte né lenzuola. Però il guardaroba di vestiti firmati e accessori griffati ce lo ha ancora tutto, e in banca ha depositato la sua prestigiosa collezione di orologi. Al polso ha il suo Patek Philippe Ref. 3998 in oro bianco. Proprio ieri l’ennesimo scambio di mail velenose con la ex moglie. Lui le ha profetizzato acido: “Ti pentirai, ma io sarò già a cento scopate di distanza”. Per arrivare a cento bisogna pur cominciare da una. E siccome “la riconquista è sempre più facile della nuova conquista”, la via più facile è telefonare a una ex. O giù di lì. La prescelta è una cugina di terzo grado che lui sa ormai separata, la fascinosa e sofisticata cinquantenne Carola…

Confessioni di un pazzo di raro talento è un ebook atipico nell’acerbo panorama editoriale digitale italiano. Innanzitutto è molto lungo (indizio probabile questo di una originale vocazione “cartacea”, che tra l’altro non è detto non venga soddisfatta a breve), in secondo luogo ha conquistato una visibilità notevole (veniva anche da un Premio Cesare Pavese Inediti) e la sta facendo conquistare alla piccola casa editrice che lo ha pubblicato. E, infine, sta avendo un lusinghiero successo di vendite. Tutto questo non è casuale: il romanzo è molto catching, cattura l’attenzione del lettore sin da subito e non la molla grazie allo stile essenziale - una rarità e un sollievo, in romanzi italiani di questo tipo - e alla narrazione in prima persona del protagonista, avvocato grafomane (ama inviare sms galanti talmente sfacciati, sinceri e profondi da risultare goffi, crudeli e a volte ridicoli) e nobile decaduto/disincantato che morde con ferocia i rituali dell’alta borghesia italiana e le miserie dei rapporti tra uomo e donna (mercenari e non – e non è sempre facile distinguerli). Alfredo Tocchi sfrutta con piglio che sospetto almeno parzialmente autobiografico il cliché narrativo del “Lazzaro risorto”, dell’uomo integrato nel sistema che a causa di un evento traumatico decide di scardinarlo dall’interno, di agire da scheggia impazzita, come un kamikaze. A tratti si respira il nitore amaro e postmoderno di alcuni romanzi di Bret Easton Ellis, ma nel complesso l’ossessiva ricerca di avventure sessuali e sentimentali (non necessariamente in quest’ordine) del protagonista – amareggiato e ferito, privo di autocompiacimento - è un’amara odissea che ricorda Moravia, Parise. Disperato erotico stroke.



 

 

 

 
 
 
 
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