Confessioni di un trafficante di uomini

Confessioni di un trafficante di uomini
C’è “Alexandr”, uno skipper siberiano che ha trasportato trentuno iracheni e afghani dalla Grecia in Italia e si è preso quasi cinque anni. In carcere ha perso quindici chili, dipinge, e racconta che l’organizzazione a un certo punto gli aveva offerto di assumerlo per ruoli più alti ma lui ha rinunciato perché è un capitano, ama navigare e si sente come Mosè. Poi c’è Muammer Küçük che, benché küçük in turco significhi “piccolo”, la polizia italiana ha invece soprannominato Muhteşem Türk cioè “il grande turco”: la sua organizzazione nel Mediterraneo infatti ha dominato nel corso degli ultimi dieci anni il traffico variegato di curdi, siriani, afgani e pachistani per un centinaio di migliaia di dollari l’anno. E soprattutto ci sono centinaia e centinaia di morti, non solo affogati in mare ma anche stipati e asfissiati nei container o dispersi lungo le tante, di volta in volta diverse, rotte stradali attraverso i deserti africani o nei boschi e nelle montagne dei Balcani…
Solo nel 2012 è stato inaugurato a Nantes, da dove partivano le navi negriere verso l’Africa, il Memoriale dell’Abolizione della Schiavitù, un luogo silenzioso lungo la Loira in cui si cammina calpestando i nomi suggestivi dei vascelli che trasportarono gli schiavi nel corso dei secoli. Si legge di come si è arrivati all’universale abolizione della proprietà e del traffico di esseri umani, e si riflette su quante vite ancora oggi, benché formalmente libere, percorrano chilometri in cerca di un’esistenza migliore lontana dalla guerra e dalla fame. Ma quella che il professor Andrea Di Nicola e il giornalista Giampaolo Musumeci raccontano nel 2014, dopo un lavoro di ricerca e interviste in Africa e in Europa di oltre due anni, è la rete dell’immigrazione clandestina dal punto di vista dei contrabbandieri, tutto quel che c’è dietro le cronache tragiche di annegamenti e macabri ritrovamenti. Una nota all’inizio del libro chiarisce subito che, a parlare in prima persona, non sono trafficanti di uomini che sfruttano i migranti una volta trasportati a destinazione. I protagonisti di questo libro s’interessano e si preoccupano solo del traffico – dei mezzi di trasporto, del denaro, dei documenti necessari –, e tra loro c’è anche chi a un certo punto ha fatto fruttare il patrimonio guadagnato “cambiando vita”, magari avviando un’attività legale. L’originalità di questo saggio che si legge come un romanzo, e la sua importanza, sta proprio nell’analisi della rete organizzativa - un fatturato globale annuo tra i tre e i dieci miliardi di dollari, secondo un rapporto delle Nazioni Unite – raccontata da chi la gestisce, al di là delle polemiche politiche su come il problema vada affrontato.

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