Confessioni di una maschera

Confessioni di una maschera
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Un giovane di singolare bellezza, nudo, legato al tronco di un albero, le carni bianche e compatte che risplendono nel buio della sera imminente: è il san Sebastiano di Guido Reni, avvenente come un Antinoo, sensuale nell’accettazione estatica del martirio, irresistibile tentazione per un ragazzo alle prese con turbamenti non proprio convenzionali… e infatti è proprio di fronte a quell’immagine di conturbante santità che il giovane protagonista, fremente di una sorta di gioia pagana, sperimenta per la prima volta il piacere solitario di quella che diverrà la sua “brutta abitudine”. Precocemente e lucidamente consapevole della propria diversità, è fatale che il primo amore della sua vita sia Omi, un compagno di scuola attraente e spregiudicato per il quale nutre un’adorazione cieca. Quanto alle donne, benché non provi la minima attrazione sessuale nei loro riguardi (e come potrebbe essere altrimenti, se la sua passione sono soldati e marinai, esseri dai corpi rocciosi e abbronzati, irresistibili nella loro virilità non contaminata dalla minima traccia di intellettualismo?), deve sforzarsi di mostrare il contrario, per timore di insospettire i suoi compagni, tutti, al contrario di lui, divorati dalla smania adolescenziale di sperimentare le morbide grazie dei corpi femminili. Conosciuta Sonoko, la sorella di un amico, con lei si illuderà di poter vivere una storia d’amore “normale”, ma la sua altro non sarà che la recita di una passione, da cui si tirerà indietro non appena percepirà il pericolo di un (vero) matrimonio. Per lui, dietro la maschera della rispettabilità e della normalità che ha scelto di indossare, si indovina senza fatica un’esistenza di raggelante solitudine, incancrenita dalle menzogne – un inferno in terra...

Pubblicato nel 1949, con più di una venatura autobiografica, Confessioni di una maschera fu il romanzo che diede notorietà all’allora ventiquattrenne Yukio Mishima. La sua penna, elegantissima e sensibile come un sismografo, registra implacabile stati d’animo, fantasie erotiche, turbamenti e dolori che si susseguono dietro l’imperturbabile maschera del protagonista, impegnato in una confessione talmente minuziosa e sincera da provocare in chi la legge quasi la sensazione di una profanazione, come se ci spingesse nel luogo più recondito e proibito di un tempio, dove aleggiano segreti inadatti a orecchie mortali. La raffinata e impudica radiografia di un’anima in pena.



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