Congedo ordinario

Congedo ordinario
Si comincia dalla fine. Tommaso è morto e al suo funerale c’è tutto il paese. Dietro a capi chinati e corpi genuflessi ci sono giovinezze appassite, rimpianti, rancori, e l’inossidabile ipocrisia della vita di provincia. Probabilmente c’è anche chi l’ha amato; segretamente però, perché Tommaso ha avuto abitudini sessuali poco conformi. C’è anche Ines, l’amica di una vita. Cattolica praticante ma senza pregiudizi, ha sempre difeso Tommaso dagli attacchi della comunità. L’uomo che narra conosceva bene sia Tommaso che Ines, e racconta la loro amicizia in una lunga lettera. Una commovente e ordinaria storia italiana, in cui l’amore emerge dai vicoli di un paese, dalle fughe verso il mare, dall’alito di un cane, da fragili abbracci e da un’anonima rosa su una tomba…
Ci sono libri senza tempo. Libri che dovrebbero entrare nella storia della letteratura italiana e che non ti spieghi il perché siano diventati semplicemente un culto di nicchia. Pubblicato per la prima volta nel 1996 da peQuod e riproposto cinque anni dopo da Playground, Congedo ordinario è un capolavoro che ogni biblioteca italiana dovrebbe possedere. La perfezione stilistica di Gilberto Severini andrebbe studiata nelle scuole di scrittura creativa: la raffinata sintesi di come non essere eccessivi pur conservando una narrazione pulita e ricca di significato. In tutti i suoi libri ci racconta la provincia come nessuno. Le Marche diventano il fulcro delle nostre origini; un paesaggio aperto e lungimirante sospeso in un perenne clima domenicale; l’apparente insignificanza di una passeggiata, l’atmosfera compassata e claustrofobica custode dei veri valori della cultura italiana. Ci spiace ribadire un’espressione troppo abusata di Pier Vittorio Tondelli, ma Gilberto Severini è davvero lo scrittore più sottovalutato d’Italia. 

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