Congo

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“Scimmie e babbuini sono in grado di parlare, ma non lo fanno per paura di essere assunti e mandati a lavorare”. In una zona inesplorata delle montagne del Congo, nelle vicinanze delle rovine di una città perduta, una spedizione inviata alla ricerca di un enorme giacimento di diamanti blu per un’industria che produce superconduttori per computer, la ERTS, viene brutalmente sterminata. Viene catturata una brevissima immagine video che mostra uno strano tipo di gorilla dal pelo chiaro aggirarsi tra le vittime. La ERTS deve inviare una nuova spedizione sul posto al più presto, perché il sito è stato scoperto anche dalle industrie concorrenti giapponesi...

In questo delizioso, imperdibile Crichton d’annata come al solito abbondano le idee e i suggestivi agganci alla realtà economica e scientifica. Spionaggio industriale (proprio alla vigilia del grandioso sviluppo dell’informatica), superconduttori, comunicazione tra l’uomo e gli altri primati (gorilla, scimpanzé etc.) sono solo alcuni dei temi che l’autore sfiora, accenna, esplora. Il tutto con sullo sfondo uno dei luoghi archetipici della narrativa, soprattutto avventurosa: l’Africa nera, con le sue jungle impenetrabili, i suoi abitanti dalle misteriose usanze (non ultima quella di gradire un po’ troppo le carni degli incauti estranei), le sue guerre interminabili, le sue città perdute, i suoi tesori. Un mix davvero ammaliante, con tanto di avventuriero-mercenario senza scrupoli alla guida di una spedizione scientifica e di portatori indigeni, altri due luoghi comuni magistralmente attualizzati e vivificati dalla bravura disinvolta dell’autore. Breve, denso, teso, Congo è in definitiva uno dei migliori romanzi d’azione “esotica” mai scritti, e anche riletto a distanza di più di venti anni mantiene intatto il suo fascino, malgrado in più punti risulti datato: può succedere, in un thriller che – nella migliore tradizione del lavoro di Crichton – fa dell’attenzione alle novità scientifiche del momento (nello specifico della fine degli anni ’70) il suo punto forte. Sorvolando però (o più spesso godendo ‘a posteriori’ delle intuizioni dell’autore) sul fatto che le VHS sono nella vicenda un sofisticatissimo ritrovato, che i pc iper-avanzati dei protagonisti hanno la terrificante capacità elaborativa di 156k, e che “i prossimi anni saranno colpiti dalla grave scarsità di trasmissione di dati tra computer” (internet era ancora di là da venire, ragazzi…), riusciremo senza fatica alcuna ad abbandonarci al talento di Michael Crichton, di professione narratore.



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