Congo

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Congo
Nkasi era seduto sul bordo del suo letto, il capo reclinato. Con le sue vecchie dita cercava di finire di abbottonarsi la camicia. Si era svegliato da poco. Mi sono avvicinato e l’ho salutato. “Mundele”, biascicava, “mundele!” Il tono era commosso. “Bianco, bianco!” Un belga nella sua casa… dopo tutti quegli anni. “Papa Nkasi” ho detto, “sono molto onorato di incontrarla. Come sta?” “Aaah”, ha gemuto da dietro le lenti talmente graffiate che non si vedevano più gli occhi. “Ho problemi con la mia demi-vieillesse”. E ha riso della sua battuta. Accanto al letto c’era una ciotolina con degli sputi, sul materasso lercio una peretta da clistere con la gomma consumata. Ma a quanti anni equivaleva, allora, quella semivecchiaia? La risposta non si è fatta attendere a lungo. “Je suis né en millehuit cent quatre-vingt-deux”. 1882? Mi trovavo davvero faccia a faccia con una persona nata lo stesso anno di James Joyce, Igor Stravinskij e Virginia Woolf? Si stentava a crederlo. Quell’uomo avrebbe dovuto avere 126 anni! Sarebbe stato non solo l’uomo più vecchio del mondo, se non di tutti i tempi. In Congo, per giunta. Tre volte l’aspettativa di vita media del Paese africano...
Quella di Nkasi è solo una delle 500 testimonianze che David Van Reybrouck ha raccolto per ricostruire questa imponente storia del Congo, un'opera fondamentale per comprendere e arrivare al cuore dell'Africa più autentica. Una storia lunga oltre mille anni, che va dal periodo precoloniale a oggi passando per la dominazione belga di Leopoldo II, l’indipendenza arrivata solo nel 1960 e le guerre civili scoppiate subito dopo. La storia, potremmo dire, delle infinite risorse umane e naturali di uno dei Paesi africani più saccheggiati dalle (pre)potenze occidentali. Dal Congo partirono quattro milioni di schiavi verso l’America; qui si trovò caucciù in abbondanza per produrre la gomma degli pneumatici; qui l'uranio per la bomba atomica e il coltan per l'industria elettronica. Senza contare l'oro e i diamanti. L'autore, belga di nascita ma dallo sguardo “europeo”, racconta con amore e passione, intervistando non solo diplomatici e ministri ma anche bambini-soldato, donne violentate, gente povera delle zone rurali, nella cui memoria si conserva l'orgoglio di un popolo che attende, forse invano, il giorno del suo definitivo riscatto.

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