Conoscere una donna

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Dopo la morte della moglie Ivria, Yoel decide di trasferirsi dal quartiere Talbìe di Gerusalemme a Tel Aviv, nel quartiere Ramat-Lotan, con la figlia di quasi diciassette anni, Neta, la madre di Yoel, Lisa, e la suocera Avigail. Ivria è morta per un incidente in una mattina uggiosa di febbraio, con la città di Gerusalemme oscurata da nebbia e nuvole basse. Mentre sedeva alla scrivania del suo studio, che lei chiamava “lo studio” – una stanza che Yoel aveva comprato dal vicino di casa dove sua moglie si rinchiudeva per potersi staccare dalla routine domestica ed isolarsi per lavorare alla tesi in letteratura inglese – l’elettricità era andata via improvvisamente. Yoel era fuori per lavoro e Neta a scuola. Probabilmente Ivria era uscita di casa per prendere la torcia elettrica dal bagagliaio della macchina posteggiata accanto alla casa, perché nello studio per Ivria non c’era abbastanza luce. Mentre vi si stava dirigendo, si accostò al muretto dove era appoggiata la sua camicia da notte che il forte vento aveva strappato via dallo stenditoio nel balcone. Per raccoglierla Ivria aveva inciampato (o aveva toccato, chissà!) nel cavo dell’alta tensione, rimanendo fulminata all’istante. Quel giorno, anche il vicino di casa, Itamar Vitkin, da cui Yoel aveva comprato la stanza in più per Ivria due anni prima, era stato vittima dello stesso cavo elettrico. Forse si era avvicinato ad Ivria perché aveva visto l’incidente e voleva prestarle soccorso o forse no, fatto sta che “li avevano trovati distesi su un rigagnolo, quasi abbracciati”…

Sin dalle prime pagine di questo romanzo di Amos Oz le memorie evocate dal protagonista prendono il sopravvento e con esse anche il dolore e la sofferenza che le accompagnano. Dopo la morte della moglie, Yoel prende una lunga pausa dal lavoro (è un agente dei servizi segreti israeliani) e inizia a ricordare quel giorno sfortunato di pioggia e ad esaminare l’accaduto, con il suo approccio, come se quanto successo fosse un caso di lavoro da risolvere, piuttosto che un tragico evento da accettare. Inizia a ricordare i piccoli gesti e le parole della moglie, attaccandosi agli oggetti che le sono appartenuti (“Portò la penna di Ivria a pulire e ne fece cambiare il pennino”) o che ha ricevuto in regalo (“Aveva persino ricomprato La signora Dalloway, che aveva lasciato ad Helsinki”), quasi a proteggere gelosamente quel poco che ormai gli è rimasto. Un rapporto non facile quello dei due coniugi, che si scopre attraverso i continui flashback all’interno del romanzo, fatto anche di silenzi, di rancori e di incomprensioni. Troppo tardi e ormai senza rimedio, Yoel prende coscienza dell’allontanamento della moglie, dovuto non solo al suo lavoro (che lo porta ad essere spesso in servizio all’estero), ma anche all’incapacità di provare a reagire di fronte alle complicazioni che la vita gli ha riservato (in questo caso la malattia della figlia Neta). Tutto ciò, mentre la vita attorno a lui va avanti, la nuova vita senza Ivria, un rapporto tutto da costruire con la figlia, la nuova convivenza con le “due donne anziane” (la madre e la suocera) che vivranno con loro. Un libro dalla storia complessa e sofferta, che è stato scritto alla fine degli anni ’80 (1989), uscito in Italia nel 1992 con la casa editrice Guanda e successivamente riproposto da Feltrinelli in varie edizioni.



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