Contro il sacrificio

Contro il sacrificio

Che la logica sacrificale stia alla base della civilizzazione è un fatto assodato. Il mondo animale non conosce il sacrificio, poiché trova la sua ragione essenziale in una perfetta adesione alla dimensione della Natura. A ciascuna azione di un animale risponde il puro istinto e il desiderio come il bisogno si compenetrano senza distinguo. A noi umani accade diversamente. Provati dall’esperienza del limite e della mancanza, ci assumiamo il carico sacrificale, che è la condizione necessaria per affermare il nostro affrancamento dal genere ferino. Se però questa sorta di tappa si può considerare positivamente in termini evolutivi, non ci è dato affermare altrettanto quando constatiamo, oltre il sacrificio dal valore simbolico, l’idolatria del sacrificio stesso. Spieghiamo meglio: quando il sacrificio non corrisponde più a una semplice condanna a morte della propria animalità, ma si spinge a coltivare una paradossale passione per il dovere del dovere, ecco che diventa patologia. Si parla allora, a tale proposito, di fantasmi sacrificali, intendendo il concetto del sacrificio come asfissiante e chiuso. I terroristi islamici, il potere ipnotico di certe dittature quali il nazismo, si accostano a questa mortifera visione, smascherando il lato oscuro e pericoloso del sacrificio. I martiri jihadisti che si immolano per la vita eterna, le masse di milioni di persone che si consacrano alla parola di Hitler sono sul medesimo piano, schiavi del sacrificio cui hanno deciso di votarsi. Il sacrificio così agito diventa perversione senza sbocchi, perché lungi dall’identificarsi con una rinuncia al soddisfacimento, si tramuta in una forma masochistica del medesimo. Dove sta la chiave di volta di tutto il discorso? Come uscire dall’imbroglio del peso colpevolizzante, che sottende la mala interpretazione del sacrificarsi?

Le risposte esaustive le troviamo in questo complesso e affascinante saggio, l’ultimo di Massimo Recalcati per Raffaello Cortina Editore. Recalcati, ricordiamo, è tra i massimi psicoanalisti in Italia, membro analista dell’Associazione lacaniana di psicoanalisi e direttore dell’IRPA (Istituto di Ricerca di Psicoanalisi Applicata), nonché docente presso le Università di Pavia e Verona. Nel suo libro, con l’autorevolezza che lo contraddistingue, lo studioso ‒ passando dal Kierkegaard di Deridda e giungendo fino a Freud, Lacan, senza escludere la tradizione teologica ‒ ci propone un parallelo illuminante tra il Cristianesimo e la psicoanalisi. Lo scenario che ci prospetta è rivoluzionario; una questione, pure, di decodificazione della parola di Gesù. Accogliendo infatti la versione di Luca, che descrive l’offerta di Cristo agli uomini come dono di sé (“questo è il mio corpo che è dato per voi”), Recalcati esclude il consueto termine “sacrificio” dalla portata umana (“questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi”). Proprio così Gesù libera l’umanità dalla maledizione della Legge e sulla croce si fa emblema della salvezza. Il suo gesto estremo solleva l’uomo dalla paura più grande, la morte, e finalmente ci sottrae dalla rappresentazione colpevolizzante dell’esistenza, che ci ha tormentati e lacerati dall’alba dei tempi. Una lettura tanto impegnativa quanto importante.



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