Contronatura

Contronatura
Massimiliano vive con l’enorme e famosissima Naike Porcella, artista dominante (e dominatrice) nello star-system: nessuno saprebbe definire esattamente quale relazione li leghi, neppure Massimiliano può distinguere un vero sentimento tra odio, indifferenza, amore e sfruttamento, però trascorrono insieme un quotidiano fatto di ricchezza, pettegolezzi, sesso e telecamere, e hanno concepito una figlia. Che dovrebbe essere segno di qualcosa, forse, anche se Massimiliano non sembra trovare in se stesso un briciolo di senso paterno. E’ uno scrittore, ha una rubrica su un giornale di proprietà del marito di Naike, il Montefeltro, recensisce gli alluci di donne famose (la rubrica si chiama, infatti, “Le allucinate”) e si tormenta per una donna. Nel suo cuore non si è cancellato il ricordo di Scarlett: per lei ha perso dignità e sonno, e ore, ore e ore della propria vita. Eppure è stato lui a lasciarla, prima che lei sposasse un uomo che le ha dato un figlio: l’ha lasciata quando un reality di cui è stato protagonista inconsapevole gli ha mostrato in diretta il tradimento di lei, uno dei mille. Scarlett da qualche tempo è scomparsa: Massimiliano sa che qualcuno la perseguitava e crede che Naike e il Montefeltro sappiano benissimo dove è finita, però non riesce a chiedere. Non vuole chiedere, perché le telecamere che invadono la sua vita e la finzione, che è la realtà vera (la realtà è solo quella che le telecamere mostrano), affollano il suo cervello e lo fanno sentire parassita, genio incompreso, uomo morto appena nato, essere superiore incapace di trovare comprensione. E ci sono anche le lettere di Madame Medusa, poi, che arrivano non si sa da dove e non si sa da chi: c’è una donna innamorata di lui, forse, oppure è solo uno scherzo, l’ennesimo, del crudele Montefeltro, per un gioco sadico dietro o davanti alle telecamere...
Il romanzo di Massimiliano Parente è geniale. Perché tormentato, pieno di autocompiacimento e amore di sé intrisi di cinismo studiato ad arte per colpire, perché scandaloso oltre il limite senza la frenata finale che infastidisce nella maggior parte degli autori che tentano di stupire senza averne il coraggio. Perché pieno, travolge e porta fino in fondo e spesso fa perdere in un marasma di parole che altro non sono che estetica con un ghigno satanico nascosto in fondo. Ed è bella anche la storia, infarcita di ragionamenti e ripetizioni verbali pesanti eppure necessarie, che probabilmente a pochi sono concesse con uno stile tanto peculiare. Difficile seguire davvero la cantilena delle frasi, eppure la nenia di concetti detti e ridetti (perdonate la rima dozzinale ma ci sta, mai come in questo libro ci sta) incolla le mani alle pagine e immerge nella realtà più vera, quella di telecamere che fanno la vita e di un sesso rifiutato eppure cercato e goduto e voluto e patito e fuggito. Se non sembrasse esagerazione, esaltazione delirante, potrei dire che è un libro da leggere due volte. Cosa che ho fatto, per ritornare su un autore che sputa sui lettori e se ne disinteressa, eppure ama talmente tanto il proprio stile (l’amore è pienamente giustificato) da regalare uno dei pochi romanzi che vale davvero la mole e la contorsione mentale. Non cercate la realtà dello scrittore, che si descrive addirittura con nome e cognome, perché sarebbe sciocco gioco di bassa fantasia: lasciatevi prendere, e ciò che è vero è solo il romanzo. Il resto non importa. Chapeau.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER