Conversazioni all’ora del tè

Conversazioni all’ora del tè
La Donna di Mondo, il Poeta Minore, la Giovane Girton, il Filosofo e la Vecchia Signorina conversano amabilmente col narratore davanti ad una tazza di tè, all’ora deputata dalle rigide consuetudini british. Si parla d’amore: “In fondo che cosa può dire di più un uomo se non dichiarare il suo amore alla donna che ama?”-chiede il Filosofo –“Tutto il resto è pura ridondanza”. “Su questo tono potreste ridurre Romeo e Giulietta a una tragedia di due righe: Ragazzo e ragazza innamorati follemente complicarono le cose tristemente” – risponde il Poeta Minore. Tutti hanno la loro da dire in merito, compreso il narratore che conosce l’aneddoto della donna che lamentava poche attenzioni da parte del marito ma che, quando lui cercò di compiacerla fino a diventare asfissiante, “richiese di essere meno amata”. Sarà forse perché “Il problema della donna è la sopravvalutazione” che” le ha fatto montare la testa”, come sostiene il Filosofo? “Convenite allora sul fatto che la donna abbia una testa?” risponde la Giovane Girton. Ma si parla anche di arte e di civiltà:”Allo stato attuale delle cose, siamo stati tanto occupati a “civilizzare” noi stessi che abbiamo dimenticato di vivere”. Oppure di matrimonio, sostenendo che, poiché “Il benessere è oggi il sostituto della forza”, è ovvio che la donna, nella scelta di un marito, badi alla sua ricchezza che, come una volta la forza, possa proteggere i figli che gli darà. Parlano di libri, sorseggiando il loro tè:” Un libro che ci interessa veramente ci fa dimenticare che stiamo leggendo”, ma anche di ideali e delusioni, dei rapporti tra uomini e donne:” Ogni uomo, in una certa fase della sua vita, sopravvaluta una donna in particolare”. Ad esempio, per uomini molto giovani “ogni essere in sottana è adorabile”. Di aneddoto in aneddoto, di battuta in battuta, gli argomenti si susseguono suscitando nuovi pareri, ardite conclusioni, fulminanti battute. Fino a che diventa necessario servire un’altra tazza di tè…
Nessuna indicazione spaziale e cronologica in questo brevissimo libro dell’umorista britannico Jerome Klapka Jerome – noto soprattutto per romanzo Tre uomini in barca – pubblicato per la prima volta nel 1903 e inedito in Italia fino ad oggi. Tuttavia non è difficile visualizzare i protagonisti di questo amabile scambio di opinioni mentre sorbiscono un tè in un salotto inglese d’inizio secolo (scorso), con una vividezza tale da far pensare ad un testo scritto per il teatro. Non vi è un vero filo logico che leghi gli argomenti, tra i più disparati, ma i temi si inanellano l’uno nell’altro attraverso gustosi aneddoti e opinioni divergenti. Protagonista assoluta è la conversazione, i pareri espressi argomentando ciascuno secondo il proprio stile. I personaggi, abbastanza eccentrici, non hanno nome e si definiscono con il loro status sociale, e spesso sembrano parlare ognuno per proprio conto, senza volersi effettivamente confrontare e relazionare. Non è questo forse quello che accade nella realtà? È, evidentemente, una caratteristica che travalica le epoche e accomuna le persone nella poca disponibilità ad ascoltare e a parlare davvero con l’altro, preferendo il parlarsi addosso, ognuno perso dietro se stesso in un delirio di autoreferenzialità e sostanziale incomunicabilità. Per questa attualità, oltre che per l’umorismo brillante tipicamente inglese, lo stile semplice ma arguto, l’eleganza delle battute caustiche sui costumi  e le situazioni quotidiane, questo piccolo romanzo merita di essere letto, magari degustando proprio “an english tea”.

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