Correndo con le forbici in mano

Correndo con le forbici in mano
Augusten Burroughs ha nove anni e una madre artistoide, Deirdre, sulla via della depressione, con l’ambizione poetica di vedere i suoi componimenti pubblicati sul New Yorker (senza successo, naturalmente). La figura di suo padre è inesistente (troppo impegnato a bere) e poiché curare un figlio non è affare da poco, viene spesso spedito come un pacco nella casa del Dottor Finch, lo psicologo di Deirdre, padre di sette figli, sposato con una donna che adora sgranocchiare biscotti per animali domestici di fronte alla televisione. La casa dei Finch è in stile vittoriano, tinta completamente di rosa, un luogo in cui ogni cosa sembra essere concessa, comprese le analisi delle feci di ognuno per prevedere il futuro. L’infanzia di Augusten, gay e con il sogno di diventare un ottimo parrucchiere, si svolge tra queste mura, tra pura follia e genio creativo, senza regole imposte. Possibile che nella sua vita non possa esserci niente di normale? Come trovare una stabilità emotiva senza figure di riferimento? I figli del Dottor Finch sono dei pazzi scatenati, quindi è normale che lui li ami per quello che sono?
Il bello di questo splendido romanzo autobiografico, uno dei più esilaranti mai letti, è proprio questo: la sovversione totale delle comuni regole di comportamento imposte a qualsiasi ragazzino sulla via dell’adolescenza è la chiave speciale e anticonformista attraverso cui diventare, in ogni caso, consapevoli di se stessi, dei propri bisogni e in grado di accettare la propria natura, muovendosi in armonia con la realtà circostante, anche quando sembra non fare riferimento ad alcun contesto socialmente accettato. Un bestseller da un milione e mezzo di copie, in cima alle classifiche americane per 100 e passa settimane, amato e osannato al punto che persino Salinger ha rischiato di vedere il suo giovane Holden messo in secondo piano da un Augusten davvero tosto e capacissimo di adattarsi alle situazioni più assurde. Un romanzo di formazione tra i più belli mai scritti (portato con successo sul grande schermo da Ryan Murphy nel 2006 mantenendo intatta l’atmosfera teatrale tragico/comica/grottesca che si respira in ogni pagina, senza mai una caduta di tono o stile) capace di far ridere a crepapelle, piangere, commuovere, stupire e scioccare. Non tutte le disfunzioni mentali e caratteriali vengono per nuocere… soprattutto per il popolo dei lettori.

 

 

 

 
 
 
 
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