Così parlò Zarathustra

Così parlò Zarathustra
Dopo dieci lunghi anni di eremitaggio, passati in cima a una montagna in compagnia solo di un'aquila, un serpente, il sole, la luna e le stelle, il quarantenne Zarathustra decide di tornare a valle fra i suoi simili, per “ridiventare uomo”. Giunto ai piedi della montagna, incontra un vecchio che vive ancora da eremita e che cerca di dissuaderlo dal tornare in paese, dichiarandosi convinto che  gli uomini non siano interessati alla saggezza che Zarathustra vuole donare loro (“Perché non vuoi essere come me, un orso fra orsi, un uccello fra uccelli?”) e che sia meglio lodare Dio in solitudine. Chiedendosi tra sé e sé come sia possibile che il vecchio ancora non sappia che Dio è morto, Zarathustra si congeda affettuosamente da lui e raggiunge una piccola città. È in corso una festa di paese, e l'ex eremita inizia subito ad arringare la folla: “Io vi insegno il superuomo. L'uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo? (…) Cos'è la scimmia per l'uomo? Oggetto di riso o dolorosa vergogna. E proprio questo deve essere l'uomo per il superuomo: oggetto di riso o dolorosa vergogna.”. Intanto, un funambolo inizia a camminare su una fune sospesa tra due torri: la gente trattiene il fiato...
Romanzo filosofico dalla struttura simile, ironicamente o forse no, a quella di un vangelo – struttura che però viene a tratti abbandonata per lunghe digressioni e pagine che ricordano quasi un poema – Così parlò Zarathustra è opera di importanza capitale nella cultura occidentale non solo per la sua forma, che affascina dal 1885 milioni di lettori (anche non abitualmente interessati alle letture filosofiche), ma anche e soprattutto perché in esso vengono esposti tre capisaldi del pensiero di Friedrich W. Nietzsche: il superuomo (pessima traduzione italiana di Übermensch), l'eterno ritorno e la volontà di potenza. Il macilento e rivoluzionario 'messia' Zarathustra (il nome è preso in prestito dal fondatore del Zoroastrismo) annuncia la sua dinamitarda novella con “(...) l'innocenza del fanciullo che porta con sé l'oblio, un nuovo cominciamento, il movimento della ruota che di per sé si volge (“von den drei verwandlungen”)”, come suggeriva felicemente il germanista Ferruccio Masini in un suo scritto sull'opera nietzschiana. Come quasi sempre accade nei libri di Nietzsche, alla coerenza di un pensiero potente e innovativo - per il cui approfondimento vi rimandiamo a luoghi più consoni - si affianca un talento scintillante da copywriter, e quindi a Zarathustra vengono messe in bocca massime fulminanti su questo o quell'argomento che da sole valgono il prezzo del biglietto. Sentite per esempio cosa dice sulle donne: “Sei uno schiavo? Allora non puoi essere amico. Sei un tiranno? Allora non puoi avere amici. Troppo a lungo nella donna è stato nascosto uno schiavo e un tiranno. Per questo la donna non è ancora capace di amicizia: essa conosce solo l'amore. Nell'amore della donna c'è ingiustizia e cecità verso tutto ciò che essa non ama. E anche quando l'amore della donna è sapiente, accanto alla luce c'è pur sempre aggressione e folgore e notte”. Zarathustra, uno di noi.

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