Cosa cambia

Cosa cambia
Alcuni anni dopo quel luglio caldo e terrificante che è stato quello del 2001 un giornalista ritorna a Genova. L’albergo è sempre il Marinella ma ora è in una camera più alta, dalle finestre della quale osserva la città, riflette, immortala in uno scatto la propria immagine sui vetri, ripensa alla sua ex fidanzata Angela, e ricorda. Ricorda quel giorno che partì con Giorgio in macchina verso Genova a manifestare, la sosta prima a prendere un amico e poi in un autogrill pieno di gruppi e comitive, la radio che emetteva la voce di un ex ministro che diceva che ormai la globalizzazione c’è, e si tratta si capire come starci, le mutande alle finestre. Quei giorni in cui camminava con Giorgio per le strade di Genova evocando De André e osservando le reti scure, fitte e spesse che stanziavano i confini della zona rossa, in cui è entrato esibendo il proprio pass ma gli ha fatto quasi schifo, forse per la merda lasciata dai cavalli con cui si spostavano le forze dell’ordine quando non erano a bordo di volanti, camionette, o Defender, da uno dei quali è partito un colpo di pistola...
Questo bellissimo romanzo di Roberto Ferrucci riporta, con una scrittura precisa e emotiva la cronaca in presa diretta di un dramma collettivo come sono state le Giornate di Genova (19-22 luglio 2001) durante la riunione del G8. “Memoria. C’è la tua e quella della storia, quella dei sentimenti e quella dei fatti. E c’è una frase che mi ha detto l’avvocato e che io ho annotato parola per parola. La memoria, mi ha detto, non è neutra, è un conflitto costante.” È un ottimo medium questo protagonista che prende appunti e si connette al giornale per spedire il pezzo – scritto su uno scoglio con il palmare bagnato e malfunzionante, o in macchina durante il viaggio da Genova a Torino per sentire un memorabile concerto degli U2 – registra video e così documenta la paura, il terrore, il sangue che abbiamo visto tutti nei telegiornali di quei giorni. O ragiona su quello che cambia nel corso del tempo, come le simpatie politiche di chi ascolta musica ska e l’abbigliamento di Jo Squillo.

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