Cosa diranno i vicini?

Cosa diranno i vicini?
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Sono le quattro del mattino e Michele Garapali sta ritto in piedi sul cornicione della finestra del suo appartamento, sito nel quartiere Ticinese di Milano, al quinto piano del civico 210 di via Brioschi. Tempo zero e il suo corpo si troverà spiaccicato sul marciapiede di fronte, dove la mattina dopo una folla di curiosi lo attornierà chiedendosi cosa fa lì, impedendo loro il passaggio verso il tram numero 164. Michele è un uomo schivo, ben contento di sguazzare nella sua solitudine; biondiccio e flaccido, compierà quarantanni di lì a quindici ore e il suicidio sarà la prima e unica cazzata della sua vita. Ha un’ex moglie e un ex cane e la morte è sempre stata una costante nella sua vita per via del suo lavoro di SAS (scova aspiranti suicidi) per una compagnia assicurativa: Michele infatti è sempre stato capace di cogliere alla perfezione la disperazione nelle persone, evitando così alla compagnia di pagare ingenti somme di denaro per le morti premature. Adesso è lui a trovarsi sull’orlo del baratro, consapevole di essere un fallito senza possibilità di appello, ma l’unico luogo dove ha il coraggio di precipitare è il suo soggiorno. Improvvisamente, la vigliaccheria ha preso il sopravvento. Analizzando il suo stato d’animo, Michele potrebbe quasi affermare che gli scoccia tremendamente buttarsi da solo, cosa piuttosto strana considerando che da tempo è abituato a sbrigare in autonomia le proprie faccende. Suicidio rimandato a data da destinarsi quindi, ma nel mentre bisogna trovare un compagno abbastanza disperato da voler spiccare con lui quel breve, ma fatale volo, dal cornicione al marciapiede; l’occasione gli viene servita su un vassoio d’argento il giorno dopo, durante l’assemblea condominiale presieduta dall’odioso caposcala Zorma: complice la stipula di un contratto assicurativo sul palazzo, Garapali avrà l’occasione di indagare sui condomini di via Brioschi, con i quali scoprirà di avere molto in comune in fatto di infelicità...

Ispirato da una personale esperienza di vita condominiale (evidentemente non troppo positiva!) Cosa diranno i vicini? rappresenta il felice esordio letterario della milanese Barbara Vasco. Una black comedy dall’umorismo trascinante, divertente e ben scritta, con un fitto intreccio di personaggi esilaranti tratteggiati alla perfezione e che altrettanto perfettamente incarnano i mali del nostro tempo. Precarietà (lavorativa in primis, ma anche affettiva), intolleranza, solitudine, incertezza, alienazione: tutte ansie e idiosincrasie che trovano terreno fertile nella grigia e superficiale metropoli, nella quale risulta socialmente inaccettabile preferire il dialogo con sé stessi anziché la partecipazione ad un happy hour. Il protagonista, Michele Garapali ‒ nome che curiosamente è l’anagramma del nome del marito dell’autrice, al quale dice di essersi per certi versi ispirata – scopre nei suoi vicini (con i quali non ha scambiato mai altro che un breve cenno di saluto) un folto gruppo di perdenti dalla vita monotona e piena di problemi, tutti presi a raccontare balle a sé stessi e a gli altri, nel tentativo di nascondere i propri fallimenti: c’è Federico Boccia ad esempio, un supplente in odore di licenziamento per avere preso a pugni un allievo; Lucilla Marzorati, madre di quattro figli e moglie tradita che le prova tutte per riconquistare il marito; Samuele Zani, che finge la pubblicazione del libro che è andato scrivendo da tutta una vita per non deludere sua moglie; Clarissa Magnani, smaniosa di avere un figlio ma incapace di tenersi un uomo, che acquista boccette di sperma su internet per tentare un’inseminazione fai-da-te. Davvero tanta materia prima per Garapali e il suo macabro progetto, ma il cinico realismo dell’uomo dovrà fare i conti con l’ottimismo quasi imbarazzante dei suoi vicini, i quali nonostante la sorte avversa, ancora insistono nel restare a galla e si aspettano qualcosa di buono dalla vita, tirando fuori dal cilindro tutta una serie di improbabili piani alternativi. In mezzo a tante risate, il libro offre molti spunti di riflessione riguardo all’umana condizione, e dopo un epilogo originale in cui i personaggi prendono finalmente coscienza di sé stessi, ecco arrivare un finale spiazzante: che non può, per ovvi motivi, essere del tutto lieto, ma che regala comunque un po’ di serenità agli strampalati ma adorabili protagonisti. Beh... non proprio a tutti.



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