Cosa diremo agli angeli?

Cosa diremo agli angeli?
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Al controllo bagagli si vede ogni giorno passare ogni tipo di persona, anche in un piccolo aeroporto di provincia. Il lavoro presenta ovviamente una certa monotonia, ma quelle mani che con un gesto ripetitivo accompagnano il passaporto verso chi deve verificarlo, spesso velocemente e senza troppe attenzioni, appartengono ad individui diversi con storie diverse. Tra di loro c’è un uomo che ogni settimana attraversa quel corridoio per tornare a casa il venerdì sera o prepararsi al lavoro la domenica sera. Un uomo che attira la curiosità del protagonista, spettatore annoiato dei viaggi altrui. Il suo piccolo trolley, l’abbigliamento che cambia con il passare delle stagioni, le espressioni di gioia per il ritorno verso, si presume, la famiglia. Perché, in effetti, le uniche cose certe sono il nome su quel documento e i timbri dei viaggi passati. Il resto si può solo immaginare e quando si passa il tempi in piedi davanti a sconosciuti in continuo movimento è davvero l’unica arma per superare la noia. Il protagonista lo sa e le ore passate a creare vite altrui lo fanno sopravvivere. Sua moglie se ne va, lasciandolo in una casa ancora da sistemare, per il suo carattere tedioso, fermo, passivo. Il loro matrimonio aveva raggiunto lo stallo prima ancora di trasformarsi in vera convivenza. L’unica cosa che gli resta è costruire una stanza, forse per la futura prole. Vedere l’impasto crearsi all’interno della betoniera, sudare e farsi i calli per spostare il cemento dalla carriola lì dove serve, è una perfetta forma di rilassamento zen. Perché non resta che costruire qualcosa su un terreno vuoto e arido…

Agli angeli, il giorno in cui avremo modo di incontrarli, diremo balbettando che forse le nostre vite non sono state così interessanti e che in realtà ci sono poche azioni da giudicare. Forse il senso di solitudine che ha attanagliato il nostro tempo terrestre non gli ha permesso di scorrere come avremmo immaginato, in particolar modo, quando la persona che avevamo accanto decide di andarsene. Franco Stelzer conduce il lettore nel mondo stretto, quasi asfissiante, all’interno del proprio sé. La poesia si mescola al più classico degli stream of consciousness creando però in alcuni momenti una lettura difficile da digerire. Le vicende immaginarie del passeggero, che si spingono in anfratti della fantasia davvero inverosimili, portando la mente del protagonista a creare dettagli molto particolareggiati, si mescola a quelle reali, ma meno affascinanti, del protagonista, ma sempre su un piano che appare astratto. Persino quando la malta si mescola nella betoniera si ha l’impressione di leggere un passaggio fiabesco. La creazione di una nuova stanza, la posa del cemento e dei diversi foratini è una buona metafora dell’esistenza di un uomo che va avanti amalgamando le vite degli altri e la propria lasciando all’immaginazione totale priorità. Gli strati avanzano lentamente e con la stessa lentezza ci viene raccontato l’avanzamento della narrazione. Il punto di partenza è intrigante: chi non ha mai fantasticato su le persone che vede passargli accanto sul treno, in aeroporto o semplicemente al supermercato.



0
 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER