Cose

Cose

È la terza volta, quel giorno, che l’infermiere si trova costretto a curare una mano ferita. E la responsabile delle tumefazioni agli arti degli impiegati è sempre la stessa. La porta. Struscia e graffia. Per fortuna che l’impiegato ha ancora dieci minuti di tempo a disposizione prima dell’inizio delle sue cinque ore di turno di notte, e così può farsi rimettere in sesto con calma. Ma come la porta anche il divano, quello grande della sala d’aspetto, dà dei problemi. Il medico lo ha visitato immediatamente, però non ha fatto la diagnosi. Del resto, non è necessaria. Scalda troppo, è evidente. Un caso di febbre. Anche se le circostanze, in questo caso, sembrano tutto fuorché usuali. In ogni modo, si tratta di cose che capitano: qualche tempo addietro, un amico dell’impiegato ferito ha dovuto riportare alla fabbrica un impermeabile quasi nuovo, impossibile da tenere addosso. Una volta sostituito, nessun problema. Vorrà dire che toccherà cambiare anche la porta e il divano. Forse anche l’orologio? Eh sì, perché le stranezze non sono ancora finite: se quando è arrivato al servizio medico mancavano ancora dieci minuti all’inizio del turno, come è possibile che gliene rimangano liberi altrettanti dopo la medicazione?
Tratto da una delle migliori raccolte di racconti che siano mai state edite (Oggetto quasi, composta negli anni Settanta del Novecento), Cose, che già dalla copertina rimanda alla celebre sedia che si adopera perché il suo occupante cada (velata – nemmeno troppo – allusione alla fine del dittatore portoghese Salazar, che si dice si verificò proprio in tali circostanze), permette ai lettori di riascoltare attraverso la “pagina elettronica” la voce sempre fresca e cristallina di José Saramago. Scomparso nel 2010, fu Premio Nobel per la Letteratura nel 1998, con la seguente motivazione: “(…) con parabole, sostenute dall'immaginazione, dalla compassione e dall'ironia ci permette continuamente di conoscere realtà difficili da interpretare”. È proprio così, in effetti: la meravigliosa scrittura di Saramago è fantastica, perché straricca di invenzione, e al tempo stesso perturbante, poiché invita alla riflessione, non priva di sarcasmo, sui mali del nostro tempo, ogni giorno un po’ più lontano dalla spiritualità non dogmatica della correttezza morale. E così gli oggetti, costruiti dall’uomo a suo uso e consumo, gli si ribellano, e il governo non sa che fare.

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