Cose di Francia

Cose di Francia
I Morceaux choisis di André Gide sono testi da leggere con perplessa ammirazione. L’arte di Anatole France, spuntata sui quarant’anni, era già matura al primo segno. Hanno usato Rosso Malpelo per tradurre il francese Poil de Carotte di Jules Renard e portarlo in scena. Tutte notizie di cronaca letteraria, teatrale, artistica, cinematografica provenienti dalla Francia cui Corrado Alvaro, lo scrittore vessillo della Calabria, dava spazio in Italia attarverso le sue collaborazioni giornalistiche. Ma non era mai tutto qui. Per Alvaro parlare di Gide è l’occasione per parlare di Alfieri, e delle differenze tra i due Saul; parlare di France non è solo parlare di un autore che - nonostante fosse evidentemente influenzato da un’ampia tradizione francese: si pensi a Voltaire, Verlaine, Rabelais, Rimbaud, Mallarmé - ha saputo da questa prendere le distanze in modo tutt’affatto originale: è anche parlare di D’Annunzio e del percorso parallelo e parimenti evoluto. Similmente, parlare di Pel di carota chiama inevitabilmente in causa Verga e il suo titolo originale, insieme agli interpreti italiani della commedia renardiana...
Questa antologia di scritti alvariani è una grande lezione di giornalismo per l’aspirante recensore: lo stile, il tono, l’erudizione, tutto deve muoversi in armonia ed equilibrio per destare interesse senza scadere nel sensazionalismo, per contestualizzare - magari a suon di citazioni - senza finire nella pedanteria. Alvaro riesce a dare conto delle novità artistiche francesi a trecentosessanta gradi senza mai rinunciare - non a paragonare - ma ad affiancare ad esse quelle italiane, mostrando il contatto, la distanza, la sinergia tra le due. E senza rinunciare, quando ci vuole, alla polemica con il lettore che, non potendo fare a meno delle sue cinque righe di celebrità, sottilizza (sbagliando) sulla giusta traduzione italiana di un brano inedito di Proust: vitrines è più vetrine, o scaffale? Un ponte tra due mondi, due lingue, due universi letterari: ad attestazione che anche le “Cose” che reputiamo più lontane, d’oltreoceano o d’oltralpe… non sono mai soltanto “di Francia”.

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