Costituzione italiana

Costituzione italiana
La Costituzione della Repubblica Italiana è la legge per eccellenza dell’ordinamento giuridico dello Stato italiano. Approvata, promulgata e già pubblicata nel dicembre del 1947, entra in vigore il primo gennaio 1948. È divisa in due parti centrali che formano i cosiddetti principi fondamentali: diritti e doveri dei cittadini e ordinamento della Repubblica. La terza ed ultima parte è un’appendice e tratta delle disposizioni transitorie e finali a corollario della sua efficienza. I principi fondamentali sono quello personalista, di laicità, pluralista, del lavoro, democratico, d’uguaglianza, della solidarietà, internazionalista e pacifista. Vengono poi analizzati i diritti e i doveri dei cittadini ed infine sviscerato l’ordinamento della Repubblica: il Parlamento, il Presidente della Repubblica, il Governo, la Magistratura, le Regioni, le Provincie e i Comuni ed ancora le garanzie costituzionali (come la Corte Costituzionale). Il tutto racchiuso in poche pagine, per non annoiare...
C’è chi la vorrebbe come un sentimento, la Costituzione. Scevra dalla politica degli scranni, dei patteggiamenti, del tubo catodico. Dicono così perché, a tutti gli effetti, la probabilità che ciò accada non è certo remota: leggere la nostra Carta come un afflato (il primo? L’ultimo?) solamente sociale è realtà. L’inghippo che non ci fa avvicinare minimamente a questa visione, sta nella scarsezza di risorse mentali, capaci – nonostante la loro pochezza – di riscrivere il Documento come qualcosa di ostruttivo, da revisionare, nel tentativo di disfarsi di quel sassolino nella scarpa che continua a ballare tra la le dita dei piedi. Sbarazzarsene e continuare a camminare dritti verso nuove mete giuridiche pare ormai cosa ardua – purtroppo no, sfilarsi il calzare non basta – e la frustrazione che viene generata da questa difficoltà continua a sbattere la testa contro un unica, vera, indecifrabile motivazione: la Costituzione Italiana è un modello così solido nella sua semplicità, così profondamente futuribile nel suo incedere zoppicante tra i decenni (quest’ultimi tutt’altro che incolori e soggetti d’una facile interpretazione) che diviene ogni giorno di più l’ostacolo primo della imbarazzante frenesia politica nostrana. È una ragione fondante: pochi possono meritarsi la Magna Charta, ancor meno italiani sembrano meritarsi la Costituzione del ’48. Non mi chiedo il perché, mi darei una risposta che non mi soddisferebbe, ma so con certezza che il suo aspetto più verace è che ognuno di noi può arrogarsi il diritto di spenderci delle parole,  d’odio o d’amore che siano. Unica premessa, la sua lettura. L’impianto che la sorregge ormai da più di sessant’anni è unico, comprensibile anche nelle sue basilari linee interpretative, colpisce nel vivo con le sue sentenze così perentorie. Quante battute si son spese accorgendosi che fin dalla prima riga si stabilisce che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro” e quanta pregnanza si cela in quell’ultimo articolo: la forma repubblicana mai potrà essere oggetto di revisione, mai dovrà essere oggetto in modo assoluto. Prendiamola per quel che è, la nostra prima e più importante legge. La nostra prima e più importante lettura.

 

 

 

 
 
 
 
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