Cròniche epafániche

Cròniche epafániche

Le terre di mezzo, i confini tra due territori geograficamente e culturalmente ben definiti, sono da sempre ambienti ricchi di fascino. La lingua parlata riceve le contaminazioni dell’uno e dell’altro luogo, così come le tradizioni, gli usi e i costumi di chi vi abita sono frutto di una mescolanza la cui origine si perde nella memoria delle generazioni passate. Ma un bravo cantastorie di tutto ciò sa fare buon uso, trasformando la realtà in novella. Così Pàvana, al confine tra Emilia e Toscana, è terra di mezzo, a mezzacosta tra pianura e Appennino e luogo affascinante, ibrido di fiume e pendii, si muta in scenario per un racconto d’altri tempi. Negli anni Quaranta, a cavallo della Seconda Guerra Mondiale, è ancora terra di contadini e antiche usanze, con le radici ben piantate a terra e la consapevolezza che, appena oltre il fiume che fa da spartiacque, tutt’altre sono le tradizioni, le genti e la parlata. Il nostro cantastorie all’epoca è ancora un bambino, ma già si intuisce nel suo estro infantile un talento particolare per la narrazione parlata e musicata. Nel disincanto del suo raccontare, il fiume è una creatura viva, prepotente con le piene, delicata d’estate. Gli animali selvatici e delle aie, il mulino, la centrale idroelettrica e le case antiche si trasformano in esseri e luoghi magici, il cui incantesimo ha gli ingredienti della malinconia e dell’affetto, così come gli abitanti del borgo, macchiette tipiche o membri della famiglia, trovano un posto d’onore nel quieto fluire delle Cròniche di paese e restituiscono volti, suoni e colori a un’epoca e al ricordo personale del cantastorie, che si trasforma in epifania per i lettori…

Francesco Guccini non è solo cantautore, attore saltuario e compositore, ma è quello che si dice un vero cantastorie, uno che possiede il talento dell’imbonitore. La sua parlata dialettale tipica del modenese si trasforma in personale melodia in questa lunga e appassionata ballata, così come la definì Stefano Benni per festeggiare la prima edizione del 1989. Di fatto somiglia a una canzone per il ritmo e l’intenzione, per l’ironia e la passione che sono marchi gucciniani tipici e riconoscibili. Il racconto ruota tutto attorno ai ricordi di un Francesco bambino, immerso fino al collo in un’atmosfera d’altri tempi, che si muove al ritmo delle stagioni e dei mestieri di un tempo passato. Ogni aneddoto è avventura: dalla pesca nel fiume alla macellazione del maiale, fino all'incontro con tedeschi e americani, due eserciti e due mondi completamente nuovi che si innestano come piante fuori stagione e fuori luogo nella terra di mezzo dove Francesco Guccini è nato e cresciuto. Il libro scorre veloce e lo scrittore a volte cede il posto al cantante, che mette in rima involontaria certi passaggi che hanno il ritmo di un ritornello gioioso ma che, dietro la felicità, lasciano intravvedere un velo di nostalgia.



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