CR7 - La biografia

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Dodici anni. Le maniche della divisa troppo larga che gli ricoprono le mani. Il suo marcatore diretto è alto due spanne più di lui, così come tutti i suoi avversari. All’Accademia dello Sporting Club di Lisbona infatti non ci sono giocatori inferiori ai quattordici anni. Ma agli osservatori basta vedere e soprattutto sentire quel ragazzino chiamare il suo diretto marcatore “bimbo” per andare in ufficio a preparare il primo ingaggio di Cristiano Ronaldo. Stessa impressione che suscita nella partita inaugurale a Manchester contro il Bolton, risultando alla fine, neanche a dirlo, il migliore in campo. A Madrid per la sua presentazione al mitico Santiago Bernabeu erano in novantamila ad accoglierlo. Eppure la sua carriera – a dispetto di quello che sembra – non è stata sempre rose e fiori. A Madrid, in uno spogliatoio di star, ha dovuto faticare per imporre la propria leadership. Dopo avere sentito dire a Marcelo che Messi era il migliore al mondo il portoghese non gli ha parlato per un anno. E lo stesso presidentissimo Florentino Pérez non l’ha sostenuto e supportato appieno come il campione portoghese avrebbe voluto. Ecco perché dopo che per tre estati di fila Ronaldo ha minacciato di lasciare il club, dopo quattrocentocinquanta gol, dopo aver segnato da solo il quaranta per cento dei gol del Madrid e dopo aver vinto la quarta Champions League il matrimonio alla fine è definitivamente naufragato. L’unica cosa ancora non nota era chi si sarebbe fatto avanti per ingaggiare un giocatore ancora tanto decisivo ma pur sempre di trentatré anni. Ma proprio quell’ultima Champions avrebbe svelato l’arcano grazie a quello splendido gol in rovesciata che Ronaldo aveva fatto davanti agli occhi esterrefatti dei tifosi dell’Allianz Stadium, che pur da avversari non avevano potuto esimersi dall’alzarsi tutti in piedi per regalare a quel fenomenale campione la meritata standing ovation. Ecco, Cristiano Ronaldo avrebbe proseguito la sua incredibile carriera ripartendo proprio dalla Juventus…

Guillem Balague, giornalista tra i più noti di Sky Sport Spagna nonché biografo ufficiale di Lionel Messi, aggiorna e dà alle stampe la sua biografia non autorizzata su CR7 dopo il clamoroso passaggio alla Juventus, integrando un libro che già quando è uscito nel 2015 non è stato esente da critiche, anche da parte dello stesso entourage di Ronaldo. Balague infatti esamina soprattutto l’uomo che si cela dietro la maschera da supereroe che negli anni CR7 ha saputo costruire, mettendo l’accento su tutte le sue fragilità, vulnerabilità che negli anni hanno rappresentato però per lui lo stimolo sul quale lavorare per spostare l’asticella del successo oltre la soglia della perfezione. Un lavoro mentale prima ancora che fisico che parte da molto lontano, da quando, figlio non voluto di una poverissima famiglia di Madeira, gracilino calcava i primi polverosi campetti di Funchal, sempre e costantemente alla ricerca di approvazione e spasmodica attenzione. Un Robocop costruito in palestra grazie alla volontà, all’ossessione e alla tenacia ma sempre tenendo a bada quelle debolezze che hanno fatto da contrappeso al suo smisurato ego. Insomma Balague annotando testimonianze, intervistando amici, persone a lui vicine, ex allenatori, non vuole costruire l’ennesimo santino di CR7 il campione, ma prova a scavare dentro l’uomo per restituirci un quadro il più realistico, onesto e completo possibile su uno dei maggiori fenomeni non solo calcistici degli ultimi vent’anni.

 


 

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