Creature dell’aria

Creature dell’aria
Sherlock Holmes svela il suo metodo, i trucchi del mestiere. E il metodo, tutto logico e razionale, diventa etico. Lo sforzo logico va contro la pigrizia intellettuale di credere alle spiegazioni più semplici, più ovvie. L’indagine deve essere condotta “fino in fondo, alla ricerca dell’ultima possibilità, quella che rimane quando tutto il resto è assurdo”. È poi la volta di Tarzan, l’uomo della giungla. Il panico lo paralizza, gela il sangue nelle vene. Perché il panico nella giungla equivale ad uccidere. La sua capanna non si trova e per lui non resta che la foresta, con i suoi pericoli. Non resta che il panico. Il terzo monologo è affidato a Fu Manchu che si definisce un uomo paziente. La pazienza è, infatti, la virtù fondamentale per un uomo saggio. La pazienza e l’imperturbabilità, il segreto del successo. A seguire Desdemona, che sogna di riconquistare Otello e si domanda perché gli uomini siano più interessati alla politica che all’amore, al fare più che all’essere, alle azioni più che alle sensazioni. Dracula, signore della notte, ci guida attraverso l’analisi del pensiero della morte e della vita, in una dicotomia eterna: solo la morte può dare senso alla vita, come la notte permette di apprezzare il giorno. Nella carrellata di personaggi incontriamo Tartufo e i suoi pensieri sulla “felicità privata e l’armonia pubblica”, Ulisse e la metafora del viaggio, Dulcinea e il significato dell’essere pienamente donna, il Signor Hide e l’escalation verso la brutalità di Jekyll, Primula Rossa e la Rivoluzione…
Ce n’è per tutti i gusti in questa sorta di bazar del pensiero: tra personaggi leggendari e letterari si arriva fino all’ultimo monologo affidato a Fernando Savater, l’autore, scrittore e filosofo anticonformista. Un compendio di letteratura, storia e filosofia che presenta un metodo singolare di approccio a temi antichi (e a volte anche spinosi) del pensiero dell’umanità, affrontati con sottile ironia ma con profonda serietà: la natura umana, l’immaginazione e la routine, la passione contro la “tiepidezza”, la vecchiaia e la giovinezza, la pazienza e la rassegnazione, la superbia, la poesia, la follia. Ogni suggestione coinvolge e cattura il lettore, lasciandogli margini di riflessione autonoma anche dopo aver assaporato l’ultima pagina. Una piacevole passeggiata in compagnia di personaggi notissimi (e per quanti proprio non li conoscessero, la seconda parte del testo offre una biografia sintetica ma esaustiva dei protagonisti, con riferimenti agli autori e ai contesti storici) che hanno il coraggio (alcuni la sfrontatezza) di parlare di sé in modo assolutamente non convenzionale. “Senza personaggi, la letteratura non è altro che tedio e vano parlare” ammonisce l’autore nella sua premessa. La bravura della penna dello scrittore esperto ed ironico, sta nella capacità di far parlare ciascun personaggio esattamente nel suo stile, utilizzando il suo proprio linguaggio e i toni tipici del suo temperamento: i personaggi si raccontano in modo mai scontato e sempre coinvolgente, aiutando il lettore a traghettare i suoi pensieri più intimi. L’obiettivo, esplicitato nella dedica, del resto ambisce esattamente a questo: “Non si tratta di far leggere, ma di far pensare”. E Savater ci è perfettamente riuscito.

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