Credere nell’uomo

Credere nell’uomo

“Fede” è una parola che è sempre stata riservata alle “cose della religione”. Tanto che il solo pronunciarla fa pensare a Dio; a qualcosa che si dovrebbe credere; o che abbia a che fare in qualche modo con il misterioso, ciò che la rende indegna di uomini moderni, figli dell’illuminismo e della conoscenza scientifica. Il discorso potrebbe finire qui, se non fosse che l’uomo, per vivere, ha bisogno di un ordine collettivo che gli permetta di stare insieme ai suoi simili senza distruggere loro e se stesso. Un ordine sociale, sì; ma che può funzionare - al di là delle leggi, delle procedure, delle consuetudini - solo se l’uomo riesce ad avere… fede nell’altro uomo. Fiducia nel fatto che l’ordine non crollerà. Che la voglia di umanità avrà l’ultima parola contro la disperazione e la furia omicida che viene dall’inconscio. Quale sarà il “libro sacro” di questa fede laica? L’etica, il luogo vivo dove gli uomini si incontrano fra loro e stanno di fronte all’irripetibilità unica di ciascuno e nelle esigenze reciproche da soddisfare e da rispettare. Una morale che fagocita la religione, o che addirittura… possa fare a meno di Dio? Tutt’altro: una visione del mondo e dell’uomo che, piuttosto che irrigidirsi in teologie insostenibili, traghetti la divinità e il suo rapporto con l’uomo verso il nostro millennio, dove le ideologie si dissolvono e perfino lo spirito tende a farsi concreto…

In Credere nell’uomo la filosofia-in-movimento di Maurice Bellet è espressa in maniera sintetica ed efficace: nessun uomo può vivere senza fede e , al contempo, nessuna fede può sopravvivere senza porre l’uomo al centro. Ma l’uomo è sempre nuovo e ulteriore: un’etica all’altezza di questo dato non può che essere un’etica in grado di camminare con l’uomo, con la sua esperienza e con la sua autoconsapevolezza ad ogni istante rinnovata. Nessun mistero, dunque, in questa fede, né alcun codice in cui racchiuderne la formulazione: ma un modo di intendere la vita in cui ogni uomo è custode dell’altro. A dispetto della sua brevità, una importante riflessione a cavallo fra teologia, filosofia e psicanalisi, da parte di un autore che - per l’incisività e l’ampiezza del pensiero - meriterebbe una diffusione ben più ampia, soprattutto in Italia.



 

 

 
 
 
 

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